— Dond'è venuto questo pezzo di carta?

Graffigna gli narrò come fosse volato via dal forziere di Nariccia ed egli lo avesse raccolto.

— Da Nariccia! Esclamò il medichino con un'espressione indefinibile: e il suo volto impallidì mentre gli occhi balenarono in istrana maniera. Si percotè la fronte: guardava quei caratteri come si guarda un enimma, da cui uom sa che dipende il proprio destino; le sue labbra, quasi forzate da una spinta superiore alla sua volontà balbettavano:

— La è la medesima scrittura... Sì per Dio, la è quella!

Stracciaferro, che aspettava un'ultima parola per decidere sul da farsi, interruppe quella meditazione accompagnata da tanto turbamento:

— Ebbene, diss'egli, che cosa debbo fare?

— Lasciatemi: rispose il medichino col tono di un uomo che nulla desidera più che liberarsi d'ogni compagnia. Ho gravi cose per la mente. Mi occorre d'esser solo.

Graffigna prese pei panni Stracciaferro, e tirandonelo, gli fece segno non insistesse dell'altro e lo seguisse. Gian-Luigi chiuse alle loro spalle l'uscio del gabinetto: poi corse in fretta ad aprire un suo riposto stipo e da esso trasse fuori un pezzo di carta vecchio e logoro; era una lettera stracciata a metà per lo lungo: quella colla quale egli Gian-Luigi era stato messo nella ruota dei trovatelli. Paragonò la scrittura di quest'ultima lettera con quella del foglio datogli da Graffigna: erano identiche, erano della mano medesima senza niun possibil dubbio.

Pareva che la sorte, la quale aveva dato un destino uguale a lui ed a Maurilio, volesse ora del pari e pel medesimo mezzo e contemporaneamente far loro scoprire le proprie origini, metterli in grado di rintracciare le loro famiglie. Il biglietto che era stato trovato addosso a Maurilio infante era scritto dalla Gattona, e quella metà di lettera onde era stato accompagnato Gian-Luigi era della mano di un tale che corrispondeva con Nariccia.

Il pezzo di quella carta su cui dovevano essere state la segnatura e la data del biglietto era stato consumato dal fuoco, e non si poteva veder più nè l'una nè l'altra; quello che rimaneva di scritto e che Gian-Luigi lesse con avidità, era del tenore seguente: