L'impiegato suonò un campanello ed una delle guardie che erano nell'anticamera fu lesta a presentarsi.
— Andate negli uffici dell'altra torre e dite al signor Barnaba che venga qui subito: il signor Commissario lo chiama.
La guardia s'affrettò ad eseguir l'ordine, l'impiegato sedette di nuovo alla scrivania guardando timorosamente di sottecchi il signor Tofi che si vedeva chiaramente avere un diavolo per capello; il Commissario, le mani sempre affondate nelle tasche, andava e veniva con passo concitato, la tesa del suo cappellaccio negli occhi, il capo chino, borbottando fra i denti delle parole inintelligibili.
Cinque minuti non erano passati che Barnaba entrava con passo affrettato in quella stanza dove il terribile signor Commissario dava le volte del leone.
— Son qua, signor Commissario.
Questi si fermò d'un tratto a due passi dal nuovo venuto, lo fulminò con uno sguardo che era già tutta una rivelazione di corruccio e di condanna, e rispose con un accento, appetto al quale il più ruvido che avesse mai adoperato prima d'allora era una soavità.
— Eh lo vedo che siete lì.....
Entrò in quella la guardia che era andata a chiamar Barnaba.
— Che cosa volete? domandò brusco il signor Tofi.
— Gli è quel prete che desidera parlare con Lei.....