— Ve l'ho detto io che vi avventuravate sopra un terreno molto difficile e pericoloso. Voi non avete ancora una giusta opinione di quello che siete, di quello che potete, di quello che valete. Avere ardimento sta bene, ma la temerità di cimentarsi contro chi è più forte, conduce necessariamente a rovina. Nel mondo non vi hanno che vasi di terra e vasi di ferro: siete passato dalla parte di questi ultimi, va benissimo, ma non avete cessato d'essere meno di creta perciò. Avete ficcato la mano in un vespaio: mille influenze, mille raccomandazioni, mille autorità si sono suscitate a voler condannata l'opera vostra. La cosa è salita sino al Re, niente meno. Breve! Senza tanti discorsi, voi siete mandato via da Torino, e partirete il più presto possibile per Novara.

Questo annunzio fu un colpo gravissimo per Barnaba, da cui parve atterrato.

— Io! esclamò allibito, impallidendo, con voce e membra tremanti; abbandonar Torino!..... Adesso!..... E curvò il capo come uomo oppresso dalla desolazione.

— Sì signore, voi: ripetè il Commissario ancor più burbero. Che cosa avevate bisogno di andarvi a cacciare in certi affari di quel......

Trattenne sulle labbra la parola che stava per uscire, e la sostituì colle seguenti:

— Di S. A. R. il Duchino di Lucca?

Barnaba sollevò il capo ed un lampo d'intelligenza traversò il suo sguardo abbattuto.

— Ah! gli è per lui che mi si punisce a questo modo?

— Per lui e per gli altri. Voi avete maltrattato questa mattina arrestandolo quel giovane avvocato Selva.

— Egli ha distrutto con audacia incredibile, sotto i miei occhi stessi, una carta dov'era forse la prova di tutto ciò ch'io sospetto.