— Stolto! proruppe il Commissario con collerica rampogna: quando si è nel vostro impiego, ne' vostri panni, non si fa il mestiere per proprio interesse.....
— Il mio interesse qui si congiungeva con quello del servizio. In quella casa, presso quella donna si reca tutti i giorni; e più volte ogni dì, il sedicente dottor Quercia.
Gli occhi gli balenarono di nuovo come e di più ancora che poc'anzi.
— Gli è di lui che mi do pensiero, continuò con accento più vivace e vibrato. Del Duca che cosa m'importa?.... Ah! gli è quell'uomo ch'io vorrei cogliere alla posta.
Il Commissario degnò finalmente permettere alle sue labbra grosse l'ombra d'un sorriso.
— Sempre quella vostra idea fissa!.... Si direbbe che quel signor Quercia ve ne abbia fatta qualcheduna di grossa.
— È un mistero che voglio penetrare: interruppe vivacemente Barnaba. Ebbene sì, l'odio quel cotale.... Non mi domandi il perchè, sarebbe lungo lo spiegarlo.... voglio rovinarlo.... e lo rovinerò.
— Per intanto: disse colla sua grossolanità Tofi: siete voi che perdete la partita.
Barnaba si morse le labbra sino al sangue.
— Ah! non è persa ancora! esclamò egli con accento quasi feroce. Allontanarmi!.... Sì: Ella ha ragione.... È lui che la vince s'io mi allontano. Certo egli che mi ha trovato a fronte questa mattina, ha indovinato, ha sentito da parte sua la lotta che v'è fra di noi.... Che! crede Ella che il Duca abbia fatto attenzione il meno del mondo a me?.... La è quella donna che gli ha domandato come un favore io fossi scacciato da Torino.... e ciò dietro suggerimento di Quercia. Ne sono sicuro come se avessi assistito ai loro segreti parlari.