Tacque un istante, si concentrò, poi con impeto di quasi selvaggio furore proruppe:
— Invano si lusingano avermi tratto fuor dei piedi nel loro cammino.... Non partirò; ad ogni costo non partirò.
— Oh oh, Barnaba: disse il Commissario con meraviglia poco meno che corrucciata; vi ha dato di volta il cervello. L'ordine è preciso, converrà obbedire.
— E se mi vi rifiutassi? domandò l'agente subalterno con un'audacia che fece strabiliare il signor Tofi.
— Rifiutarvi! esclamò questi scandolezzato in sommo grado. Forse che pensate di poterlo fare? Oh quando mai la pialla ha detto alla mano che la spinge: io non voglio muovermi? Non lo sapete ancora che voi siete uno stromento, un infimo stromento nelle mani del Governo? S. E. ha detto: «quell'uomo andrà a Novara o lo si getterà sul lastrico.»
— Ebbene? che m'importa? disse Barnaba con cupa risoluzione: lascierò l'impiego, ma non mi strapperanno di qua.... Debbo rimanerci.... Vi sono attaccato per tutte le fibre del mio essere.... Non posso a niun modo allontanarmi.
Il Commissario, con rozzo atto eppure quasi affettuoso, gli pose una mano sulla spalla e gli affondò entro gli occhi quel suo sguardo d'augel grifagno.
— Sciagurato! diss'egli. Nel nostro ufficio, che è il più grave e il più necessario per la conservazione sociale, uomo non deve aver più nè passioni, nè affetti, nè moventi che del suo còmpito non sieno. È una sacra milizia la nostra in cui più che in qualsiasi religione monacale bisogna rinunziare a tutte le gioie come a tutte le vanità del mondo. Infelice chi non soffoca il proprio cuore; violatore del proprio dovere chi non distrugge in sè quelle tendenze e quei moti dell'animo, il cui giuoco deve osservare in altrui e dei quali frenare il corso e antivenire gli eccessi.... Voi partirete.
Barnaba scosse con risoluzione il capo.
— No: diss'egli fermamente: e se si persevera in questa risoluzione, la prego, signor Commissario, di considerarmi fin d'ora come congedato dal servizio.