Il signor Tofi ritirò la mano dalla spalla del suo subordinato ed incrociò le braccia al petto; un lampo di sdegno corse ne' suoi occhi affondati.
— Ah sì? esclamò egli. E va bene. Ma ammettendo un momento che io vi dèssi così la vostra licenza, fatemi il favore di dirmi di qual pane vorreste mangiare.
— Non mi sarà difficile procacciarmene un tozzo fors'anco minore... ma meno amaro.
— Come? Come? Insistette Tofi con ironia contenuta ma sdegnosa. Vorreste per caso tornare al vostro primo mestiere dell'infanzia e della gioventù?
Barnaba impallidì.
— Esso non deve avervi lasciato troppo gradevoli memorie; continuava il Commissario con crescente quell'ironia, la quale, al vedere i segni di sofferenza che si manifestavano nel volto di Barnaba, avreste dovuto dire veramente crudele, e poi, ora dopo tanto tempo dubito assai che abbiate ancora le membra abbastanza sciolte per fare l'uomo tartaruga o saltar sulla corda.
Il suo ascoltatore, più smorto d'un cadavere, si appoggiò con una mano alla parete a sorreggersi, sentendo venirgli meno per l'emozione le forze; il capo aveva chino alla terra, il respiro affannoso; però non disse motto, nè mandò pure una voce.
Tofi continuava:
— Oppure potreste, coll'arte vostra abbastanza scaltrita, colla conoscenza che avete dei mezzi di guerra dalla parte nostra recare a quelli che combatteste finora, al campo dei nemici della società di cui foste finora difensore, un valido e prezioso campione che certo da loro otterrebbe infiniti vantaggi. Lascio stare il merito e la moralità di codesta azione; e se voi ne siate capace o no; ma vi dico che voi a niun modo non la potete fare, perchè io non lo permetterò.
Si drizzò vieppiù della sua persona e parve ingrandirsi appetto all'uomo che gli stava dinanzi curvo, abbattuto e disfatto.