— Dove?.... già al cimitero?
— No: rispose il custode scotendo con una certa grave mestizia il capo.
Un'inquietudine, ch'egli stesso non avrebbe saputo spiegare, s'impadronì del povero Andrea.
— Dove l'hanno portata adunque?
— All'anfiteatro: rispose il custode abbassando la voce.
Andrea non capiva questa parola, ma ne sentì una tremenda paura. Aveva udito dir mille volte che i corpi dei poveri morti all'ospedale erano mandati in un certo luogo, dove si tagliuzzavano in presenza di una frotta di giovani. Un orribile sospetto del vero gli fece spuntare un sudor freddo alle radici dei capelli.
— Anfiteatro! ripetè egli. Che volete dire?
— Sì, all'anfiteatro anatomico.
Andrea si ricordò allora che quel luogo esecrato si chiamava appunto così. Come! La sua Paolina esposta a tale onta, a tale insulto, a tale profanazione! Afferrò per le braccia il custode e gli gridò con furore:
— Non voglio, non voglio... Andatemela a riprendere..... subito..... ve lo comando ve ne prego.