Il custode ebbe paura: chiamò in suo soccorso alcuni inservienti, ed Andrea fu cacciato nella strada, se con buona grazia, pensatelo voi. Il pover'uomo smaniò, gridò, bestemmiò; ma ad un puntò si calmò di botto, perchè capì che in quel modo non avrebbe ottenuto nulla, che intanto il tempo passava, e che ogni minuto trascorso poteva recare alla sua Paolina quel supremo orribile sfregio, ch'egli voleva evitarle. L'esser povero è una debolezza, è un'impotenza assoluta; capì che senza intravvento, senza protezione di nessuno egli non avrebbe mai potuto riuscire nel suo intento; ma a chi rivolgersi? chi pregare? chi c'era a cui egli potesse con sicurezza e con efficacia ricorrere? Si ricordò in buon punto di quel pietoso signore che la Provvidenza aveva mandato in suo aiuto quel momento in cui era stato arrestato alla porta dell'ospedale, e si disse che non c'era altri a cui potesse indirizzarsi. Ne sapeva il nome e conosceva il luogo dov'egli aveva il suo fondaco, e corse con tutte le forze che gli rimanevano dal libraio signor Defasi.
Noi sappiamo già qual cuore pietoso avesse questo galantuomo, e quindi non ci stupiremo s'egli sentisse con molto interesse la scucita narrazione del povero Andrea smarrito dal dolore e si proponesse senza indugio di efficacemente aiutarlo. Ma gli era il modo che non sapeva trovare; egli non conosceva nessuno che avesse attinenza con quello stabilimento, e capiva che non conveniva andare per vie indirette, ma far presto per la più breve strada se volevasi arrivare a tempo. Di soccorrere ad Andrea in tutte le spese che necessariamente sarebbero occorse per far trasportare il cadavere al Campo Santo e farnelo seppellire, già aveva deciso seco stesso; ma il principale era di giungere ad impadronirsi di questo minacciato cadavere. Pensò rivolgersi al professore incaricato dell'insegnamento anatomico: ma egli non lo conosceva personalmente, e quel tale aveva una fama di burbero che non incoraggiava di molto a fare un tentativo presso di lui. Anche al signor Defasi venne ad un tratto l'ispirazione d'un'idea. Si ricordò che i bambini di quell'operaio erano stati ricoverati nell'ospizio dietro l'opera del dottor Quercia; questo signore che tanto faceva parlare di sè, nella sua qualità di medico, doveva avere conoscenza e forse autorità in quella sfera, e non si sarebbe certamente rifiutato d'adoperarsi in favore di quel pover'uomo. Per fortuna egli sapeva l'indirizzo del Quercia, e presa una carrozza da nolo, in pochi minuti ebbe condotto al quartiere di Gian-Luigi il disperato Andrea.
Colà una gran sorpresa attendeva il sig. Defasi. Insieme col dottor Quercia, il quale aveva subito fatto introdurre i due sopravvenuti appena annunziatigli, stava un uomo, un giovane dalle strane sembianze, vestito in panni eleganti, che parevano impacciarlo, con un'espressione sulla pallida faccia tra di soddisfacimento e di dolore, che male avreste saputo spiegare. All'ingresso del signor Defasi questo tale si alzò e si trasse alquanto in là come se avesse tentato sottrarsi alla vista del nuovo venuto, ed un leggiero rossore salì alle sue guancie pallide ed incavate. Defasi, infervorato nel còmpito che si era assunto, prese ad esporre il caso di Andrea e la ragione della loro venuta, senza fare troppa attenzione a quell'individuo che stava in compagnia di Quercia; Andrea rimaneva presso l'uscio rotolando fra le sue mani convulse il berretto e guardando con occhi lucidi d'un ardore febbrile, che supplicavano più di tutte le possibili parole.
Il dottor Quercia, appena ebbe udito il racconto di Defasi, senza porre tempo in mezzo, esclamò con tutta la vivacità d'un buon cuore commosso:
— L'aggiusterò io, stieno tranquilli..... Io conosco appunto chi conviene per ciò..... Corriamo senza perder tempo: fo attaccare la mia carrozza... anzi mando a prenderne una che faremo più presto.....
Defasi disse ch'egli ne aveva impegnata una, la quale stava appunto attendendo nella strada.
— Benissimo: soggiunse Luigi. Allora non domando che un mezzo minuto di tempo, tanto da calzare un pastrano, e prendere il cappello, e sono con loro.
Passò prestamente nella camera vicina, e Defasi allora si volse verso quell'altro personaggio, a cui non aveva ancor badato; ma quegli, benchè senza affettazione, volse in là il capo, come se desiderasse non appiccar discorso. Pur tuttavia al libraio parve riconoscerlo: quella vasta fronte, quegli occhi profondi, quel petto ricurvo gli ricordavano un individuo, di cui pochi giorni prima aveva tenuto discorso, di cui da tanto tempo desiderava sapere e non sapeva più notizia. Fece un mezzo passo verso di lui, aprì la bocca come per interrogarlo: ma poi pel contegno del giovane non n'ebbe il coraggio; si rimase a guardarlo con una certa emozione che non cercava manco nascondere.
— Eccomi pronto: disse Luigi, entrando in quella col pastrano indosso ed il cappello in testa. Andiamo.
Poi si rivolse al giovane cui il signor Defasi aveva creduto riconoscere.