— Volete voi rimaner qui? domandò Quercia al marito di Paolina, il quale fece un atto energico di affermazione. Bene. Noi vi ci lascieremo. Tutto sarà disposto intanto per la sepoltura di questa poveretta, e verso sera la faremo trasportare al Campo Santo.
Andrea andò verso quei due suoi benefattori e prese loro le mani.
— Loro mi fanno una carità delle maggiori: disse egli con voce gutturale che pareva uscirgli a stento dalle fauci (ed erano queste le prime parole che pronunciava dopo che aveva narrato al signor Defasi la crudeltà della sua avventura). Io non so e non saprò mai come rimeritarneli; ma nasca il caso in cui abbiano bisogno di un uomo..... e son io qua.
Gian-Luigi corrispose colla sua alla stretta di mano dell'operaio, e guardandolo bene entro gli occhi, rispose lentamente:
— E per me può nascere questo caso. Se venissi dunque un giorno a ricordarvi le parole che avete ora pronunziate?.....
— La mi troverà pronto a mantenerle.
— Sta bene.
Quercia e Defasi partirono. Andrea si lasciò andare sopra uno scanno che c'era colà e tutto intirizzito dal freddo stette immobile, il capo nelle mani, posseduto da un generale indolorimento in cui tutti erano confusi i suoi pensieri, le sue sensazioni, il sentimento del presente, il ricordo del passato. Non gli pareva manco di vivere, non gli sembrava vero d'essere lui in quelle condizioni, e che a lui proprio erano capitate tutte quelle vicende. Non guardava il corpo della sua Paolina; non ne aveva il coraggio; era ben dessa che giaceva là immobile, insensibile innanzi a lui? Ne temeva la vista ora ch'essa era fatta muta per sempre, più che non ne avesse temuto mai dapprima gli amorosi rimproveri. Come essa lo aveva amato! Ed egli pure aveva amato lei! Un tempo lei prima di tutto al mondo. Quale un raggio di sole che per uno squarcio di nubi venga a brillare un istante in un oscuro orizzonte, vide ad un tratto presentarsi alla sua memoria le gioie soavi dei giorni in cui s'erano sposati. Quanto era bella la sua Paolina! e quanto glie la invidiavano i compagni, e quanto egli n'era fiero!... Alzò la testa con ratta vivacità. Aveva bisogno di vederla. Sperava quasi doversela trovare innanzi allo sguardo, qual era in quel tempo già remoto pur troppo; una folle lusinga di mente vacillante gli faceva quasi sperare il miracolo che Iddio glie l'avrebbe restituita nelle forme e nelle sembianze che ora gli si erano affacciate al pensiero.
Aimè! Il corpo giaceva stecchito, stremato dai patimenti, dalle privazioni di tanto tempo, dal male che l'aveva da ultimo tratta alla tomba; in quel viso diventato color della cenere, smagrito, tirato, quasi non erano più da riconoscersi i tratti della fiorente giovinetta ch'egli aveva condotta all'altare; dalle palpebre semichiuse appariva un occhio spento, senza colore, che nulla più ricordava della gaia, vivace pupilla della giovane sposa. Andrea, intirizzito dal freddo, stretto il cuore da un'emozione che mal gli lasciava circolare il sangue, sentì invadersi come da un intorpidimento mortale; gli parve che se non si riscuotesse egli sarebbe caduto cadavere ancor egli a' piedi di quella tavola su cui giaceva cadavere la sua Paolina. Quelle sembianze di morta su cui si fissavano e da cui non erano più capaci di spiccarsi i suoi occhi smarriti, sembravano esercitare su di lui un fascino per attirarlo nel paese delle ombre; gli pareva una voluttà il cedere a quel fascino. Fosse egli pur morto! Sarebbe cessato ogni dolore anche per lui! Ma allora gli sembrò che la bocca semiaperta della morta pronunziasse colle labbra livide e sottili una parola, di cui orecchio umano non avrebbe potuto udire il suono ma ch'egli intese col cuore: — «I figli!»
Oh! i figli suoi! Questo pensiero gli diede la forza di sottrarsi a quel fatale intorpidimento. Sorse in piedi e si pose a passeggiare con passo affrettato per la stanza. Quel moto violento, ridonando il calore e la vita alle membra, pareva disperdere il turbinio di pensieri che gli toglieva la testa. Passava e ripassava innanzi al cadavere, e ad ogni volta vi gettava uno sguardo: ma questi sguardi via via venivano cambiando espressione. Dapprima erano quasi paurosi, poi manifestarono un rispetto, quasi una venerazione; da ultimo presero un'amorosa tenerezza. Allora il pover'uomo s'accostò di nuovo al cadavere e si fermò presso di lui.