— Paolina! Paolina! chiamò egli con voce piena d'immenso affetto: e si curvò su quella testa abbandonata e cominciò a baciarne il fronte, e poi gli occhi, e poi le labbra — ed allora pianse! Pianse a lungo e fu sollevato: il dolore non si sminuì, ma si fece meno amaro, meno disperato: gli sembrò sentire vicino a sè l'anima della sua donna, gli pareva udire nell'aura le parole ch'ella soleva dirgli pur sempre, di affettuoso perdono.

Perdono? Lo meritava egli? Chi l'aveva tratta dalla felice esistenza dei primi anni a quella morte dei derelitti nell'ospedale, a quell'ultima suprema miseria, di non aver nè anco sacro dopo morte il proprio cadavere? Dall'altare in cui s'erano sposati a quella tavola di marmo, qual cammino di delusioni, di stenti, di dolori, aveva percorso quella povera donna! E tutta la colpa era di lui!

Cadde in ginocchio presso la tavola e tendendo le mani congiunte sopra la fredda pietra, esclamò con accento di spasimo inesprimibile:

— Perdonami! Perdonami!...

Paolina fu seppellita in un angoluccio del cimitero comune: ma per cura del signor Defasi una modesta croce ne segnò la fossa su cui potessero venire a piangere e pregare il vedovo marito e gli orfani figli.

CAPITOLO IX.

Il marchese di Baldissero trovò il Re, che lo aveva mandato a chiamare, molto accigliato. I fatti della sera innanzi gli erano forte dispiaciuti, e innanzi al suo sguardo severo chinavano gli occhi mortificati tutti i ministri che gli facevan corona. Era come un solenne Consiglio ch'egli aveva radunato per consultare sul da farsi, ed al quale, oltre i ministri, aveva voluto prendessero parte i più fidi e devoti servitori della monarchia, fra cui il marchese.

In presenza d'un nuovo e tanto pericolo che subitamente era sorto per l'edifizio politico e per l'organismo sociale, qual era l'insurrezione della plebe, il Re volava si cercassero, si scegliessero e senz'indugio si ponessero in pratica i mezzi più opportuni per cessare quel rischio non solamente nel presente, ma eziandio per l'avvenire. La fantasia di quegli uomini di Stato colà raccolti non era molto feconda nel trovar fuori di cotali mezzi che paressero di sicuro, od anzi soltanto di probabile effetto alla mente acuta del Re. I più non credevano si dovesse dare a quel fatto tanta importanza, quanta glie ne metteva il capo supremo dello Stato, nulla più che ad un accidente volgare, che ad un turbamento momentaneo, il quale si raggiusta col mettere a segno i tumultuanti e si passa; quasi tutti erano d'avviso che non c'era da far altro che reprimere e severamente reprimere per impedire colla esemplarità del grave castigo ogni simile tentativo ulteriore.

Non infastidirò le mie gentili lettrici, facendole assistere alle gravi discussioni di quel poco fruttuoso Consiglio. Carlo Alberto ascoltò freddamente tutte le parole che furono dette, non manifestando in nessun modo la sua interna impressione sulla sua impassibile faccia pallida; acconsentì tacendo alle varie proposte che furono messe innanzi dai varii ministri: che quelli fra gli arrestati nella riotta della sera innanzi che fossero noti come oziosi, vagabondi e proni a delinquere fossero per misura economica, come allora si soleva dire, trasportati nell'isola di Sardegna a dirsela colla malaria e colle palle degli schioppi di quegl'isolani; che si dèsse una gran retata nei bassi fondi sociali delle bettole e dei postriboli per coglierne la maggior quantità possibile di altri fra quegl'indiziati che sono esca al disordine, e si mandassero a tener compagnia a que' primi; che si procedesse severamente contro tutti coloro a cui poteva applicarsi condanna criminale pei fatti della sera precedente, e il Ministro di grazia e giustizia eccitasse il potere giudiziario a volerli colpire col maximum delle pene.

— Signori, disse finalmente il Re, levando il suo capo che teneva reclinato sul petto, come troppo greve a portarsi. Non sarebbe per avventura più vasta la questione di quello che noi ci figuriamo? Nell'Inghilterra, nel Belgio e nella vicina Francia, le classi lavoratrici si agitano e dànno seriamente da pensare agli uomini di governo. Non sarebb'egli un accenno di quel moto che si fa strada nel nostro paese?