I ministri e gli altri consiglieri si guardarono in faccia per sapere a chi toccasse rispondere. Il Ministro dell'interno fece un piccol gesto della mano per indicare ch'egli avrebbe risposto: e fatto un inchino col capo verso il Re, così prese a parlare:
— Oserei credere, Sire, oserei anche affermare, Maestà, che nei felicissimi Stali retti dal suo scettro non sono punto penetrate quelle empie massime che sommuovono le plebi nei miseri paesi da V. M. nominati. Noi abbiamo fatto buona guardia, e l'iniquo fiotto, se così posso esprimermi, si è arrestato alla frontiera. In quelle parti là l'artigiano, il povero, il pezzente, legge, pretende a discutere, si crede di ragionare. Noi, grazie a Dio, siamo liberi ancora da siffatta malsania. Non abbiamo lasciato nè lasciamo stampare o penetrare libri e giornali perniciosi; e la nostra plebe, per fortuna, è troppo ignorante per leggere checchesiasi.
Il Re mosse le labbra per parlare, e il ministro si tacque di botto, rimanendo a bocca larga a dare ascolto.
— Oggi è così: disse Carlo Alberto, ma domani può essere tutto diverso. Non ostante la buona guardia di cui Ella si vanta, quelle idee di cui si discorre hanno pur penetrato nel nostro paese, ed io ne ho delle prove, e n'è una lo sciopero avvenuto e poi la rivolta degli operai. Noi non possiamo vivere tanto isolati dal resto del mondo che le passioni, le idee, anco le pazzie del genere umano non ci tocchino e non si partecipino eziandio da noi; le comunicazioni più rapide che si stabiliscono, aiuteranno ancora codesta diffusione, e massime quelle vie ferrate di cui abbiamo già adottato parecchi disegni pel nostro Stato e della principale delle quali già è così ben avviata l'esecuzione.
Profittando d'una di quelle pause che il Re faceva frequentemente nel suo parlare lento ed impedito, il ministro degli esteri esclamò con qualche vivacità:
— Ed è per ciò ch'io ebbi il coraggio di oppormi quanto potei alla costruzione di queste diaboliche strade.
Carlo Alberto volse verso quel ministro il suo sguardo semispento e fece il suo enimmatico sorriso.
— L'esecuzione della rete ferroviaria, diss'egli, se Dio mi dà grazia di poterla compire, la ritengo per una delle opere onde meglio sarà illustrato il mio regno. Ai popoli si deve non solamente la sicurezza ma la prosperità materiale eziandio; e quando un nuovo mezzo di accrescere siffatta prosperità si presenta nel mondo ed è dalle altre nazioni adottato, grave fallo sarebbe il lasciarne mancare il proprio paese. Per più ragioni adunque è da credersi che anche le nostre classi inferiori già sono, o in breve saranno corse ed agitate dalle medesime idee e pretese da cui vediamo commosse le plebi degli altri paesi. La loro condizione è misera, senza dubbio, e degna del massimo riguardo: le passioni sovversive trovano nel disagio e nelle sofferenze di quelle turbe malaugurato alimento. Non sarebbe egli dunque il caso di avvisare, se le condizioni di questa povera gente, anche mercè la legislazione, potessero venir mutate in meglio, se ai diritti di proprietà si potesse fare qualche modificazione per cui più retribuito, meglio assicurato potesse riuscire il lavoro manuale?
Tacque, e i ministri si guardarono esterrefatti, come se per la bocca del loro sovrano avessero udito parlare lo spirito di Fourier.
Il ministro di grazia e giustizia s'inchinò e disse in tono magistrale: