— Non si può toccar più l'arca santa delle leggi senza danno evidente, quasi direi senza una vera profanazione; V. M. ha compito il più gran monumento legislativo che un sovrano abbia fatto mai. Il codice civile da V. M. sancito posa su principii de' più liberali, e pone la proprietà su solide basi, cui sarebbe il maggior pericolo del mondo il voler mutare.

— Il popolaccio sta abbastanza bene; disse il conte Barranchi, capo supremo della Polizia; sta bene anche troppo. Per me credo che più è misera ed ignorante una popolazione, e meglio la si governa.

Carlo Alberto si rivolse al Riformatore degli studi, che era una specie di ministro della pubblica istruzione:

— L'ignoranza dei popoli fu pel passato una guarentigia; non potrebbe divenire d'or innanzi un pericolo? Poichè vi ha questa tendenza universale all'istruirsi, non potrebbero la Chiesa e lo Stato di accordo prendere l'iniziativa dell'istruzione popolare ed istillare così nelle masse dei buoni principii, invece di lasciarle esposte alle seduzioni dei novatori?

L'Arcivescovo di Torino, che era presente eziandio, e pareva sonnecchiare tranquillamente, all'udir nominare la Chiesa arricciò il suo naso rubicondo ed aprì i suoi occhietti vivaci.

— Sire: diss'egli, senza lasciar tempo di rispondere al Riformatore degli studi; l'istruzione la si dia tutta, e popolare e non, in mano della Chiesa; ed anche lo Stato se ne troverà bene. Noi faremo di tutti dei buoni cristiani e dei sudditi fedeli.

Il Re fece un cenno grazioso col capo verso l'Arcivescovo, che poteva significare un assentire, un ringraziamento od un semplice atto di cortesia, e poi si levò in piedi. Tutti s'alzarono: il Consiglio era finito.

Tolsero commiato e se ne partirono tutti; ma Carlo Alberto parlando a Baldissero gli disse:

— Marchese si fermi.

Il marchese, che già s'inchinava presso la porta per partirsi, tornò indietro lentamente verso il Re, il quale, secondo suo costume, s'intromise nella strombatura della finestra che guardava nella piazza.