Il cameriere notò l'uso del verbo compiacersi, acquistò una maggiore stima che non avesse per l'innanzi ad un segretario, in favore de! quale S. E. si serviva di tali termini, e si affrettò verso il quartiere di Maurilio più rispettoso che non avrebbe mai creduto di dover essere verso un cotale che egli aveva visto entrare in quella casa in sì poveri arnesi.
Don Venanzio ed il marchese attendevano con una certa emozione d'ansietà. Dieci minuti passarono e nessuno venne; il marchese, impaziente, lasciò trascorrere ancora altri cinque minuti e poi diede con forza un'altra tirata al cordone del campanello.
Si vide poco dopo fra la portiera dell'uscio la faccia del solito cameriere; ma questa faccia aveva un'espressione di contrarietà mortificata, di disappunto, d'imbarazzo che dinotava essere avvenuta qualche novità che lo turbava.
— E così? domandò asciuttamente il marchese.
— Il segretario non c'è: rispose il cameriere con quell'impaccio nella parola che aveva nell'espressione del volto.
— Perchè non venire ad avvisarmene subito?
— Volli far cercare più accuratamente di lui e sapere che cosa ne fosse.....
— Avete fatto male: interruppe con severo accento il padrone; ciò ch'egli faccia o non faccia non ha da chiamare in nessun modo la vostra attenzione.
Il cameriere mandò giù il rimprovero con un inchino.
— Appena torni il signor Maurilio, lo si mandi da me.