Che la nobile fanciulla da lui amata gli avrebbe parlato di Francesco Benda, egli n'era sicuro. Non esisteva altro punto d'attinenza fra lei e lui, e abbastanza ne lo preveniva l'istinto del proprio cuore. Il suo amore senza speranza pur si ribellava furibondo al pensiero dell'amore di quella donna per un altro. Senza speranza! Sì, tale era stato l'affetto suo fin allora, tale ed anche più doveva essere al presente, avendo egli acquistato certezza che Francesco Benda aveva ottenuto quel sommo bene a cui egli non aveva osato pur mai aspirare. Eppure, vedete stranezza della sua natura, in lui non era così. Ciò che gli accadeva da due giorni era tanto straordinario che pareva avergli ispirato una insensata fiducia anche nell'impossibile. In que' sogni matti e sragionevoli che il bollore della gioventù presenta alla fantasia di ciascheduno, creando un avvenire meravigliosamente eccezionale che non si potrà effettuare giammai, ancor egli aveva avute a questo proposito le sue pazze chimere, di cui poscia amaramente sorrideva e si riprendeva egli stesso. Aveva sognato poter diventare illustre, grande, celebre, potente colla forza sola del suo ingegno e del suo valore, e raccolta una somma ingente di gloria venire a metterla a' piedi dell'adorata fanciulla, che non avrebbe più potuto stimarlo da meno e respingerlo con disprezzo. Ma ora ad avvicinarlo a lei, più sollecitamente e più naturalmente e con maggiore ancora la desiderata efficacia, sembrava volere adoperarsi la sorte. Tutto quello che gli era capitato, induceva in lui la certezza di appartenere egli ad una nobile e potente famiglia. Avrebbe dunque avuto un nome, un grado, un titolo pari a quelli di lei: essa avrebbe potuto e dovuto trattarlo come eguale, ed egli starle dinanzi senza umiltà e vergogna di soggezione e d'inferiorità. Nel suo animo di plebeo che aveva sino allora lottato colla miseria e s'era trovato oppresso dall'abbiezione del suo stato, entrò ad un tratto un sentimento d'orgoglio aristocratico, di cui si vergognò poco stante, ma che pure, anche passando solamente, lasciò in lui una certa traccia, un effetto inavvertito. Si disse che Virginia di sì nobile casato, di sì aristocratico sangue, non avrebbe potuto sposare un borghese come Francesco Benda. Quel pregiudizio delle vane distinzioni di classi sociali per nascita, che allora era così potente nella nostra società, quel pregiudizio ch'egli aveva trovato stolto e condannato sempre per lo addietro, parve a tal punto una verità al suo spirito momentaneamente traviato. Una fanciulla come Virginia poteva ella amare un uomo a cui non avrebbe dato la mano? Contraddisse, contestò l'evidenza delle prove che il suo dolore aveva scorte dell'amore di lei per Francesco: le interpretò con un quasi volontario errore nella più falsa guisa del mondo: ed anche quando, riavutosi da quella febbre, potè più giustamente apprezzare le cose, pure a sua insaputa, alcun che glie ne rimase al fondo dell'animo di quelle pazze speranze.
Pur tuttavia quando Maurilio, fatto chiamare da Virginia, entrò nel salottino in cui essa lo attendeva, vi fu con una timidità palpitante che pareva quasi una ripugnanza. Era un salottino tappezzato di seta cilestrina, e in mezzo, come un angelo nell'azzurro del cielo, cinta la fronte d'un'aureola, spiccava la bella figura della ragazza, ornato il capo del ricco volume dei suoi fulvi capelli. La splendeva come una visione di paradiso. Maurilio la guardò ratto ed atterrò gli occhi con paurosa confusione e si sentì tremare nelle più intime fibre. Stette egli immobile presso la porta e non seppe trovare una parola.
Essa gli si accostò con qualche sollecitudine, colla sicurezza di persona che non ha la menoma esitanza nè vergogna intorno a ciò che sta per dire o per fare. Era pallida più dell'usato, gli occhi splendevano d'una fiamma speciale, v'era un'inquietudine contenuta, una supplicazione involontaria nella mossa.
— Signore; diss'ella con espressione di non dissimulato, vivissimo interesse. Che notizie ha Ella del suo amico l'avvocato Benda?
Era la domanda che appunto s'aspettava Maurilio: eppure ad udirla egli diede in un trasalto come se ad un tratto avesse sentito una punta figgerglisi in cuore; sollevò ratto le palpebre, e le sue pupille color del mare incontrarono lo sguardo delle pupille color del mare di lei. Fu come un urto di due elettricità; e se ne sprigionò una potente scintilla che variamente li scosse ambidue. Virginia travide un segreto nella profondità di quell'anima che le aveva balenato dinanzi; le parve di botto che quella persona non era nuova per essa, nè indifferente al suo destino; dove l'avesse già vista e quando, quella fronte tormentata, non sapeva, ma sentì che una qualche indefinibile attinenza correva fra quello sconosciuto e lei. La sua fierezza avrebbe voluto sdegnarsi dell'audacia di quello sguardo che sembrava volerle entrare nell'anima, della temerità di quell'essere a lei di tanto inferiore, che pareva aversi ad intromettere nella sua vita; ma negli occhi di quell'uomo eravi pure tanto dolore che non potè a meno di sentirne compassione la sua generosa anima di donna. Non fu una simpatia, fu una pietà. Il suo sguardo mostrò ad un punto il risentimento ed il perdono; aveva appena lampeggiato lo sdegno che già risplendeva caramente in quella leggiadra pupilla una mitezza divina.
Quello che passava nell'interno del giovane chi lo potrebbe esprimere? Il suo sguardo acceso avvolgeva, abbracciava con audace potenza la bellezza fisica di quella nobil fanciulla, e si sforzava di penetrarle nell'anima, ad abbracciarla del pari; nello stesso tempo supplicava con ardenza e commozione infinita. Egli sentiva, in presenza di quella adorata beltà, adergersi la passione, invaderlo, farsi più potente della sua timidità, d'ogni riserbo, d'ogni riguardo, d'ogni suggerimento della ragione, d'ogni dettame di convenienza, padroneggiarlo, torgli le redini della volontà, stimolargli il cervello come una trionfante pazzia. Le più spropositate idee gli tenzonavano nella testa, le più audaci parole gli gorgogliavano nella gola; un lieve impulso ancora ed avrebbe traboccato ed avrebbe prorotto il torrente della sua passione.
Fece uno sforzo supremo per frenarsi. Conveniva parlare. Virginia aveva sviato da lui lo sguardo e rimaneva immobile attendendo risposta alla sua domanda. Il povero Maurilio riuscì a pronunziare con voce sorda e affaticata, le seguenti parole:
— Di Benda non ho notizia alcuna.
Virginia, da quel nome richiamata per intero all'argomento che le premeva più di tutto al mondo, lo guardò con un'espressione di mite rimprovero.
— Come! esclamò essa, mentre sì gravi avvenimenti successero e tanto pericolo minacciò l'esistenza del suo amico e della famiglia di lui, Ella non ebbe premura di saperne questa mattina le novelle?