Si trattenne; di tanto vegliava ancora nel fondo del suo cervello la ragione da fargli comprendere la sua follia: si disse che non avrebbe parlato più, perchè aprendo la bocca non era sicuro di frenare la sua lingua. Tutta la sua timidità sentiva svanire sotto l'influsso d'una specie d'alito infuocato che gli correva dal petto alla testa; ma mentre il cervello sobbolliva e il cuore palpitava tremendamente, le membra gli erano impacciate, irrigidite, come avvinte.

Per prendere quella lettera dalle mani di Virginia, che s'era allontanata, bisognava varcare lo spazio di poco più d'un metro; erano due passi, e Maurilio non si sentiva il coraggio e la forza di farli; parevagli fosse quello un abisso da sorpassare. Esitò, fece uno sforzo e riuscì ad accostarsi alla fanciulla con piede pesante.

La bellezza della donna ha certi momenti di fascino che, irresistibile, impossibile ad esprimersi, n'è l'effetto sull'animo dell'uomo. Certe mosse della donna che amate, senza che ne sappiate il perchè, vi fanno bollire il sangue; uno sguardo vi caccia il fuoco in tutto l'essere; un sorriso vi apre il cielo. L'uomo innamorato darebbe la vita, darebbe tutto al mondo, darebbe l'onore, per potere in que' momenti stringere fra le sue braccia quella creatura che tanto tumulto eccita in lui, e soffocarla di baci. I sensi e lo spirito sono in quel punto eccitati ad un trasporto supremo, ineffabile, divino; tutte le forze dell'essere, tutte le potenze della mente, tutte le aspirazioni dell'animo si concentrano in un solo desiderio, che è una sete, che è una rabbia, che è un delirio. La passione rende l'uomo capace di qualunque eccesso: la donna che sa il suo potere può in quel punto ottenere dall'uomo tanto un'opera sublime d'eroismo, quanto il più infernale dei delitti.

Quando Maurilio si trovò ad un passo di distanza dalla bellezza divina di quella fanciulla, subì uno di quegli influssi, si sentì trasportare da uno di quei parossismi. Com'era bella davvero quella spigliata, gentile persona di vergine con tanta grazia nobilmente atteggiata! Com'erano soavi allo sguardo le pure ed artistiche linee di quella mossa avvenente che si disegnavano nette sul fondo cilestrino della parete! Com'era leggiadro quel viso dilicato sul cui pallore un'emozione del momento aveva chiamato un lieve rossore alle guancie! La bocca semiaperta pareva respirare con lieve affanno prodotto dalla intensità d'un affetto; il seno, così voluttuoso nella sua casta bellezza, si alzava ed abbassava soavemente come l'onda quieta d'un mare benigno; fra le labbra di sì gentile color rosato spiccava con un effetto cui niuna parola può riprodurre la candidezza dei denti e pareva uno splendor di sorriso.

Maurilio le stette innanzi tremante, commosso, agitato, fremente fin nell'intime fibre dell'esser suo. La sua casta gioventù, le contenute forze de' suoi sensi gli desiarono con impeto irrefrenabile una tempesta tremenda nel petto. Tante volte ne' suoi sogni egli aveva quella fanciulla vagheggiata appunto tal quale! Ed ora se la trovava realmente dinanzi come l'aveva desiderata, come invocata con tanto trasporto. Era un sogno anche questo? od era stata una realtà anche quelle altre volte? Il tumulto e la confusione de' suoi pensieri s'accrescevano; audacie mai più immaginate gli sommovevano l'animo, desiderii che non sapeva pur formolare gli salivano su dal cuore in subbuglio e lo soffocavano alla gola. Perchè non le avrebbe detto ora quelle parole che tante volte aveva detto all'immagine di lei? Perchè non avvintala alle ginocchia colle sue braccia e trascinatosi a' suoi piedi come aveva sognato di fare? La fronte del giovane era circondata d'una fiamma, gli occhi di lui mandavano lampi; la sua faccia s'era trasfigurata; vi era da ammirarlo e da averne paura.

Virginia aveva sempre la lettera in mano, la porse quasi con atto meccanico, e il giovane volle afferrare quella destra. Le loro mani s'incontrarono: l'urto de' fluidi fu maggiore di quello fosse stato per mezzo degli sguardi; sussultarono ambedue, ritrassero le destre come se le avessero abbruciate; Virginia gettò uno sguardo ratto sulla testa di lui e fu meravigliata ed atterrita di quel fuoco che vi raggirava cupo e profondo negli occhi. La lettera cadde a terra in mezzo a loro, e Maurilio si gettò a raccoglierla: rimase così in ginocchio innanzi a lei, e i suoi panni toccavano lo svolazzo degli abiti ond'era la bella persona vestita. Passò un minuto secondo in cui s'affollarono nella mente di lui tutt'a un tratto i pensieri d'amore, i sogni, i delirii di tanti anni, di tante notti, di tante ore febbrili. Non potè parlare, ma non era più la timidezza che facesse ostacolo alle parole, era la piena soverchia dell'affetto, la troppa abbondanza delle cose. Si curvò a terra come un credente innanzi al suo idolo, abbandona il suo capo sui piedi della fanciulla e ruppe in singhiozzi, in esclamazioni che parevano di dolore, in parole soffocate che non avevano senso.

— Che è ciò? domandò Virginia ritraendosi atterrita. Che fa Ella? che vuole?..... Si alzi.

Maurilio udiva quella voce soave, ma non capiva le parole; la sua ragione gli sfuggiva sempre più; aveva un tal tumulto nel cervello, che pareva la pazzia vi combattesse un'aspra battaglia cui fosse per vincere. Sollevò la faccia tutta bagnata di pianto e guardò la bellezza di lei con occhio smarrito, splendente d'una luce febbrile. Dove fosse non sapeva più. I più strani propositi s'affacciavano alla sua mente, ed egli non li trovava assurdi e indegni di lui medesimo; ma se non li attuava era solo perchè glie ne mancavano le forze. Levarsi e prendere fra le sue braccia quella forma adorata di donna e stringerla da soffocarla; aprire quella finestra da cui veniva la luce grigiastra del giorno nebbioso, e con lei sul suo cuore precipitarsi e morire insieme; portarsela come un bambino sul seno e fuggire da quel palazzo, fuggire dalla città, fuggire, fuggire fin dove occhio d'altr'uomo non la potesse veder più; dirle: «io t'amo, dammi un bacio» ed uccidersi ai suoi piedi.

Virginia fu spaventata per davvero; pensò suonare per chiamar gente, ma era lontana dal cordone del campanello; le mani convulse del giovane l'avevano afferrata ai panni; ella se ne sciolse, e ratta, come una visione che si dilegua, fuggì della stanza. Maurilio, quando fu solo, riebbe un po' di calma e gli tornò un po' di ragione. Stette immoto alcun tempo, inginocchiata come si trovava, facendo girare lentamente intorno a sè il suo torbido sguardo; fissò per un poco il punto del tappeto su cui posavano poc'anzi i piedi di lei e parve che ve ne scorgesse le traccie. Si gettò bocconi a quel luogo e con bocca quasi rabbiosa baciò, ribaciò, tentò di mordere quella stoffa che a lui pareva ritenesse l'impronta delle piante dell'adorata fanciulla. Ad un tratto sollevò il torso e si cacciò le mani entro i capelli con mossa furibonda di disperazione.

— Che ho fatto? esclamò. Che osai? Che le dissi? Che avrà ella giudicato di me? Come venirle ancora innanzi agli occhi? La mi farà scacciare dal suo cospetto pei suoi lacchè..... O mio Dio! O mio Dio!