Don Venanzio pose amorevolmente la sua destra tepida e morbida sulle mani ruvide e ghiacciate del giovane.
— Suo figlio no, disse egli lentamente, ma figliuolo di sua sorella.
Maurilio guardò il sacerdote con espressione di spavento.
— Sua sorella?... Che sorella?
— Quella che fu poi la contessa di Castelletto, e in prime nozze fu moglie di Maurilio Valpetrosa, da Milano, tuo padre.
— Valpetrosa!... Mio padre! ripetè il giovane proprio coll'accento d'un uomo di cui la ragione vacilla. Si cacciò le mani in capo e stette un istante raccolto in se stesso come per isforzarsi a dominare le sue idee.
— Contessa di Castelletto: riprese egli poi dopo un poco, e la sua voce era sorda, il respiro affannato, stentata la parola: la madre di.... di Virginia?
Pronunziò questo nome con voce ancora più bassa e ratto come se gli abbrucciasse le labbra.
— Sì: rispose semplicemente Don Venanzio, che non poteva pure immaginare le cagioni di tanto turbamento nel suo giovane amico.
— Ed io, domandò Maurilio con maggiore ancora l'emozione, io sono dunque suo fratello?