Il giovane ringraziò con uno sguardo l'amorevolezza del suo primo, vecchio amico, poi volse que' suoi occhi ancora appannati verso l'uomo dall'alta statura il quale, toltosi da quel luogo, venne lentamente accostandosi ancor egli al capezzale dall'altra parte del letto. Era proprio il marchese.

— Sì, Maurilio, diss'egli con voce piena, calma, quasi solenne, tutto è finito; sono finite le vostre traversie e le vostre disgrazie. Tutto sarà riparato; ed avrete una sorte degna di voi. Quando saprete ogni cosa vedrete che a noi il debito della riparazione, a voi quello del perdono. Don Venanzio vi conterà tutto appena sarete in caso d'ascoltare la verità.

Il giovane attese un momento, come se esitasse a manifestare il suo pensiero, o questo pensiero medesimo fosse incerto tuttavia ed oscillante.

— Signore, diss'egli poi, la verità sono in caso di ascoltarla fin da questo momento. Da tanto tempo ne vo in traccia e la invoco che desidero, ora che la mi si affaccia, apprenderla più senza indugio.

Il marchese fece un atto d'acquiescenza.

— Vi lascio liberamente discorrere con Don Venanzio: diss'egli. Voi potete liberamente interrogare, io posi in grado il nostro buon amico di liberamente a tutto rispondere. Più tardi verrò io stesso a favellare con voi, e faremo allora più ampia conoscenza reciproca.

Uscì di stanza dopo queste parole, lasciando soli Don Venanzio e Maurilio. Il primo che poche ore prima aveva appreso dal marchese la storia d'Aurora, la ripetè al giovane quale a lui era stata narrata. Maurilio l'ascoltò con raccolta e profonda attenzione, senza interromper mai col menomo cenno, colla menoma osservazione, con una domanda qualunque di spiegazione, senza fare neppure il menomo atto. Lo spirito del giovane era in una strana ed affatto nuova condizione. Parevagli, dopo quel momentaneo offuscamento, avere acquistato una lucidità ed una forza maggiori del solito: e nello stesso tempo, tratto tratto, esso gli sfuggiva, si sperdeva, sembrava, per così dire, svaporargli e le idee gli si confondevano, come si facevano incerte le sensazioni e le stesse impressioni esterne. Egli aveva un'esatta cognizione delle cose, si rendeva un esatto conto di sè, degli avvenimenti che gli erano successi e di quelli che gli venivano narrati. Si vedeva colà dov'era, in quella stanza, disteso su quel letto, e conchiusa l'odissea delle sue disgrazie; nel pensiero, prendeva, con una facilità onde si meravigliava egli stesso, il posto che gli spettava, e che ora soltanto scopriva dovutogli; poi ad un tratto tutto gli pareva pigliare l'incertezza, il vago, l'inapprensibilità d'un sogno. Era egli bene sveglio, era affatto in sè mentre udiva svolgersi quel romanzo: ed era egli proprio cui esso riguardava? E Virginia era sua sorella?.... Qui si scombuiavano di nuovo tutti i suoi pensieri e sentimenti, e temeva gli sfuggisse nuovamente la ragione. Don Venanzio aveva finito di raccontare e taceva spiando attentamente sul volto pallido del giovane le impressioni che in lui quel racconto aveva deste. Ma tal silenzio ecco riuscir penoso, quasi sgomentatore per Maurilio, il quale volse per ciò gli occhi verso il vecchio sacerdote, e gli disse con accento quasi di preghiera:

— Oh parli, mi parli ancora!

Che aveva egli da dire ancora Don Venanzio, il quale aveva tulle divisatamente ripetute le cose udite dal marchese? Pensò opportuno di fare al suo protetto un piccolo sermoncino di morale sui nuovi e maggiori doveri che il suo nuovo stato era per accodargli verso i suoi simili, verso la società e verso Dio. Se questi aveva dati al giovane talenti non comuni, gli era perchè se ne servisse a maggior gloria di Lui da cui tutto dipende, ed a maggior vantaggio dei suoi fratelli; se aveva voluto che la sua infanzia e parte della giovinezza trascorressero nella miseria e nell'umiliazione d'un povero stato, era per levargli ogni superbia di grado, di titoli e di sangue, per renderlo ai mali del miserabile compassionevole; se ora lo voleva elevato a cospicue condizioni nella società, glie ne accollava tanti più obblighi di virtù, di opere, di nobili esempi al mondo.

Maurilio meditava da parte sua, e le parole dell'onesto vecchio entrandogli nella mente, senza che egli pur l'avvertisse s'intrecciavano colle riflessioni di lui, e andavano ad allogarsi nel suo cervello. Quando il sacerdote ebbe finito, il giovane gli tese una mano.