All'udir far parola di quel suo scartafaccio, in cui erano depositati tutti i segreti non che del suo pensiero e dell'anima, ma dell'esistenza e del cuore, all'idea che quelle sue espansioni, quelle rivelazioni erano venute in mano d'estranei, passate da questo a quello, un subito rossore salì alle guancie del giovane; il marchese che lo vide e s'accorse come quello fosse segno di viva contrarietà e quasi di sdegno e vergogna, s'affrettò a soggiungere:

— Ci terrei molto, vi dico in vero, ad attenere la promessa che feci a quel cospicuo personaggio di presentarvi a lui questa sera medesima; però il male che vi è sopravvenuto è una valevol ragione a scusarmi se ci manco. Se dunque la vostra salute non vi consente di rendervi a questo convegno, ditelo pure ed io ne renderò avvertito quel personaggio.

Maurilio esitò un momento.

— Scusi, diss'egli poi: non potrei sapere di questo personaggio il nome od almeno il grado?

Il marchese scosse la testa.

— Va tra' primi dello Stato, rispose: non posso per ora dirvi altro.

Il giovane stette di nuovo un momento sopra sè. Il suo primo pensiero fu quello di giovarsi appunto del pretesto della sua salute per sottrarsi a quel misterioso colloquio coll'incognito personaggio; ma poi come una subita ispirazione lo ammonì ch'ei faceva male, che in codesto era forse una fase del suo destino che gli si presentava, e che quindi gli conveniva meglio risolutamente affrontarla.

— Ci andrò: disse con una certa vivacità Maurilio.

— Sta bene; ricordatevi che a quell'uomo innanzi a cui vi troverete dovete più che rispetto riverenza. Non vi dico di mentire alle vostre convinzioni, ma discutendo con quel personaggio, sostenendo anche le vostre idee che da quelle di lui certo dissentiranno, vi raccomando la moderazione e non solo nelle forme, ma direi eziandio nella sostanza.

Maurilio non rispose; ma fra se stesso andava pensando con molta curiosità chi sarebbe mai stato quell'uomo. Il marchese continuò: