— Maurilio: interruppe il marchese con quella sua voce grave di una incontestabile imponenza; voi siete giovane e le cose del mondo avete visto finora traverso una lente sformatrice degli oggetti, quali sono le proprie sventure. Prima di conchiudere dai vostri studi, prima di farvi ammaestratore altrui, compite que' primi, allargate la cerchia delle vostre osservazioni, fate maggior messe di più seria esperienza, e lasciate maturare ancora meglio il giudizio.
Maurilio s'inchinò leggermente.
— Ella ha ragione: disse con ossequio, ma con una fredda fermezza insieme che indicava non egli esser mai per lasciarsi smuovere dalle sue idee. Questo appunto, e non altro desidero ancor io.
Successe un momento di silenzio. Il giovane aveva reclinata la testa, s'era di nuovo incurvato del corpo secondo la sua abitudine, e teneva gli occhi fissi sui fiorami del tappeto; il marchese lo guardava con una curiosità come diffidente, quasi ostile. Cercava egli discernere nel suo interno quali sentimenti gli ispirasse quell'individuo, e non sapeva riuscirci. Era insieme un interesse ed un sospetto, quasi una paura; un'attrazione ed una ripugnanza. Avrebbe voluto poter levare al riacquistato nipote almeno dieci anni affine di esser in grado di ridurlo quale egli lo avrebbe desiderato; pensava, anche senza volerlo, al consiglio di fra' Bonaventura, di dare a quell'individuo una buona somma e mandarlo nelle più lontane regioni.
— Maurilio, dopo un poco riprese a dire lo zio, converrà che vi faccia conoscere tutta la vostra famiglia. Quando volete voi essere presentato ai vostri congiunti?
Maurilio vide passarsi dinanzi la splendida aureola delle chiome d'oro di Virginia. Sussultò, arrossì, impallidì, ed esclamò con tono che pareva di sgomento:
— No, no.... non ancora.
Il marchese lo guardò stupito; egli dominò la sua emozione, e soggiunse più freddamente:
— La mia famiglia sa ella già tutti i miei casi e l'esser mio?
— No: rispose il marchese; ma è mia intenzione apprenderli tosto a chi si deve.