Scosse ad un punto le spalle e sorrise di se medesimo. Gli parevano queste chimere assurde. Si accostò senza volerlo a quella tenda verde dietro a cui era sparito il marchese: udì appena il susurro di voci che parlavan sommesso. Passeggiò in lungo ed in largo sopra il morbido tappeto che ammortiva il suono de' suoi passi. Andò poscia a sedersi presso il camino dove fiammeggiava un gran fuoco, si prese colle mani la testa e stette ad aspettare con una specie d'ansietà che gli faceva battere il cuore e sembrar lunghi i minuti.
Un quarto d'ora o poco più era passato, quando la tenda si sollevò di nuovo e tornò in quella camera il marchese.
— Passate di là, diss'egli a Maurilio. Il signore che vuol parlarvi vi aspetta. Rispondete alle sue interrogazioni con franchezza, ma pesate bene le vostre parole. Quando vi si darà il congedo, mi ritroverete in questa sala.
Maurilio sentì più forte il batter del cuore, camminò quasi barcollando verso la porta, e spinto dal marchese entrò nella camera vicina; l'uscio si richiuse dietro di lui.
Era una camera vasta quanto la precedente, riscaldata del pari, ma ancora più modesta a giudicarne da quel poco che si vedeva, perchè la era ancora più scura. In fondo era una tavola abbastanza grande, coperta da un tappeto verde di panno finissimo e sopravi una lampada colla ventola ancor essa sul globo di cristallo. Questa lampada era stata calata giù dal suo piedistallo perchè il cerchio di luce che mandava all'intorno fosse meno ampio e tutto si contenesse sulla superficie della tavola. Sopra il tappeto di questa vedevansi alcune carte ripiegate per lo lungo e un gran portafogli su cui impresso in oro uno stemma reale.
Seduto colà, con un gomito appoggiato alla tavola e il mento nel concavo della mano, stava un uomo che appariva di alta statura. Aveva la faccia nell'ombra e i lineamenti non si potevano discernere; ma scorgevasi una vasta fronte e un viso lungo e pallidissimo. I raggi della lampada cadevano di pieno sulla mano sinistra ch'egli teneva chiusa a pugno sul tappeto e la facevano vedere magra, color di cera, ossea, eppure elegante.
Maurilio s'era fermato sulla soglia, esitante, con un impaccio timoroso.
— S'avanzi: disse una voce sorda ma con accento gentile ed incoraggiativo: s'avanzi e sieda costì.
Quella mano chiusa a pugno che posava sulla tavola, si aprì, e con mossa piena di garbo accennò ad una seggiola posta a due passi da quella su cui stava chi aveva parlato.
Il giovane s'avanzò lentamente fino a mettere la destra sulla spalliera della seggiola che gli era stata additata, e il suo sguardo cercava intanto penetrare nell'ombra a discernere i lineamenti di quello per lui sconosciuto personaggio. Da quello scuriccio vedeva egli due occhi fissi, con certa espressione d'autorevolezza venire indagando eziandio il volto di lui che s'avanzava; e siccome anche questo volto trovavasi nell'ombra, ecco la mano, che aveva fatto invito a Maurilio di sedere, urtare nella ventola e farla piegare così che un fascio di raggi, di colpo, battesse sulla figura del nuovo venuto. Il giovane chiuse gli occhi come abbacinato, e sentendo sopra sè lo sguardo scrutatore di quell'incognito, arrossì. Fu un momento, il coprilume tornò a posto e quella voce grave e sommessa che aveva già parlato, disse di nuovo: