Gian-Luigi fece un gesto da eroe che mostra la sua clemenza, e s'allontanò lentamente. Jacob non rivolse più verso di lui nemmeno uno sguardo; si voltò verso il cadavere della figlia, e tendendo le due braccia traverso le sbarre, le disse piano piano che niuno potesse udire:
— Sta, sta tranquilla che ti vendicherò... Ci vendicherò tuttedue.
Poscia si levò di là ed allontanossi con passo barcollante. Pochi minuti dopo egli era in istretto colloquio con Barnaba, la cui ferita era in via di guarigione così bene che già poteva egli sedersi sul letto.
Gian-Luigi s'allontanava, pieno l'animo d'una malavoglia, d'un malessere, d'un'irritazione da non dirsi. Sentiva, per così dire, sfuggirgli sempre più di pugno il filo guidatore della sua sorte; sentiva accrescersi quella stanchezza dell'iniqua lotta, quel fastidio de' casi suoi che ho già accennato venire assalendo a volta a volta l'animo suo. Ebbe egli appena attraversata la piazza municipale e fatto pochi passi per la via che mena a piazza Castello, quando gli si fece innanzi domandando l'elemosina un pezzente tutto rattrappito delle membra. Il primo atto del giovane, assorto ne' suoi poco piacevoli pensieri, fu un atto d'impazienza; ma il mendicante fece rapidamente un certo gesto che destò l'attenzione del medichino. Questi si fermò, lo guardò bene, rispose ratto con un certo ammicco degli occhi, e tratta fuor di tasca la borsa ne prese una moneta e la fece scivolare nella mano del povero. In questo medesimo atto il mendico fece passare nella mano che gli porgeva il denaro un piccolo fogliolino di carta finissima, ripiegato e compresso da tenere il meno spazio possibile.
Quercia serrò in pugno quella carta, senza fare il menomo cenno, come se nulla fosse, e continuò la sua strada; ma dopo un poco affrettò maggiormente il passo per giungere a casa sua e leggere il bigliettino portogli in quella guisa, che ben poteva presumere trattare di cose di molta premura ed interesse e cui non voleva neppur guardare nella pubblica strada.
Quando fu chiuso nella sua camera, Gian-Luigi aprì con sollecitudine che quasi era inquieta il finissimo fogliolino. V'erano scritte poche parole e con carattere contraffatto: ma un certo segno convenzionale avvertì subito Gian-Luigi da chi fosse scritto e mandato. La cocca aveva affigliati, più o meno addentro ne' suoi segreti, in ogni parte; e chi scriveva era impiegato, e non degli ultimi, negli uffici medesimi della Polizia. Il biglietto diceva:
«Guardatevi! Si comincia aver sospetti. Prendete ogni precauzione. Si parla di certi diamanti. Nel bavero trovato in mano a N. v'è una cifra. Voi sapete che cosa ciò voglia dire, e che importanza darci.»
Gian-Luigi lesse due e tre volte queste incoerenti parole e se le stampò nella memoria; poi stracciò a minutissimi pezzi quel foglietto, e come se non bastasse, lo gettò nel fuoco: stette a guardarlo mentre in un attimo la fiamma lo distruggeva, e quindi incrociate le braccia al petto, si mise ad andare su e giù per la stanza.
— Una cifra nel bavero?... Qual contrarietà!... Chi avrebbe mai pensato a codesto?... Quel mantello era di Benda: il mantello è sparito e non lo troveranno mai... Ma si può appurare che quella cifra è la sua, che quello squarcio appartiene ad un suo mantello, e che questo fu imprestato a me, il quale non l'ho più restituito... Bisogna rimediare a ciò.
Stette un poco meditabondo; poi sollevò il capo con risoluzione.