— Non c'è che un modo di aggiustarla. Quel mantello è stato derubato a me stesso quella notte medesima sul viale... E il rapitore, che io descriverò a meraviglia, sarà Stracciaferro... a lui poi il non lasciarsi pigliare. Ciò quanto al mantello. Ma e i diamanti? Che cosa vuol significare il cenno intorno ai diamanti? «Si parla di certi diamanti.» Quali? Quelli che ho trovati nello scrigno sono così bene riposti che l'occhio della giustizia non li potrà veder mai; quelli di Candida sono a lei restituiti, e nissuno de' sapere che essi furono un momento nelle mani di quell'usuraio...
S'interruppe, assalito dal ricordo di un fatto che eragli sfuggito compiutamente dalla memoria: Nariccia quando si trattò dell'imprestito su pegno di quei gioielli, aveva questi recati un momento di là per farneli forse esaminare, come Gian-Luigi medesimo aveva supposto, da alcun intelligente della materia che ci avesse. Che questo tale avesse conosciuto quali e di chi erano quei diamanti? La cosa prima di tutto pareva a lui assai improbabile, e poi ancorchè fosse, quali conseguenze a suo danno se ne potrebbero tirare? Come provare che egli fosse stato a recare dall'usuraio quei diamanti? e se dati in pegno, non si erano potuti riscattar poi pagando il debito? Ad ogni modo sarebbe forse stato meglio parlarne subito colla contessa, combinare con lei, farle credere ciò che occorreva, e consigliarle in ogni caso le risposte che convenivano. Egli era sul punto di uscire per recarsi subito da lei, quando i suoi occhi caddero sopra un bigliettino che stava sulla tavola di marmo del cassettone, e cui gli aveva impedito di vedere a tutta prima il turbamento col quale era entrato nella stanza. Lo prese sollecitamente, e conobbe di botto dalla scrittura, dalla carta, dal suggello, dal profumo speciale, da qual mano venisse. Era appunto di Candida; e Gian-Luigi lo lesse in tutta fretta.
«Ho bisogno urgente di parlarvi» gli scriveva essa secondo il solito, in francese; «all'una aspettatemi nella vostra casetta sul viale.»
Siccome non mancava di molto all'ora posta dalla contessa, Gian-Luigi s'avviò tosto verso quel suo misterioso ridotto, in cui siamo già penetrati con lui altra volta.
La contessa non si fece lungamente aspettare. Levando il fitto velo che gli copriva la faccia mostrò al suo amante un aspetto turbato in cui apparivano insieme contrarietà, collera, amarezza.
— Che è ciò? signore? cominciò ella senz'altro con voce vibrante. A chi andate voi confidando le cose più arcane che debbono rimanere tra di noi?
— Contessa! interruppe il giovane coll'accento risentito di persona fieramente calunniata da tale cui non vuole rispondere oltraggio per oltraggio. Voi mi fate un'iniqua accusa che non avreste mai dovuto pure accennare.
— Voi non avreste dovuto meritarvela.
— Non perdiamo il tempo in garriti di parole. A che proposito mi rivolgete voi quest'accusa? quali prove credete di averne?
— Mio marito seppe — sa — che i miei diamanti furono in pegno presso l'usuraio che venne l'altro dì assassinato e sa che a portarglieli siete stato voi.