— Sì, Eccellenza.
— Or bene, che cos'è che avete a dire al mio amico il conte di Staffarda? Egli è qui pronto ad ascoltarvi; parlate.
Il Commissario fece scorrere lo sguardo di quelle sue pupille feline sul volto di Langosco, poi lo ricondusse sulla faccia scioccamente superba del generale.
— Mi perdonerà S. E., mi perdonerà anche il signor conte di Staffarda; ma quello che devo dire, non lo posso dire che al solo conte medesimo.
Langosco staccò le spalle dalla poltrona con moto piuttosto vivace.
— Parlate, parlate pure in presenza del generale: è mio amico e non ci ho nulla, ch'io sappia, che possa volere a' miei amici nascosto.
Tofi s'inchinò leggermente ed insistette.
— Non mi è assolutamente permesso di accondiscendere al desiderio di vostra signoria. Credo mio debito parlare a Lei sola; e quando la mi avrà ascoltato sono persuaso che mi darà ragione.
Il conte fece un atto d'impazienza.
Barranchi entrò in mezzo.