— Siete matto! esclamò il conte mezzo stupito e mezzo indignato. Che cosa ci posso entrar io in codesto?
— Se Ella mi permettesse appunto di continuare a rivolgerle alcune domande e volesse degnarsi rispondere...
Langosco interruppe con superba impazienza:
— Ditemi queste vostre circostanze cui accennate, e quando io le abbia udite saprò e vedrò che cosa vi debba rispondere o no.
Il Commissario trasse di tasca il suo portafogli, prese in mezzo a molte carte quella su cui aveva notati gli appunti della narrazione fatta dal gioielliere X, e questa ripetè per intiero, con un'esattezza che poteva dirsi crudele, e che ben vendicava il Commissario della sprezzosa impertinenza con cui il conte lo trattava. Avreste detto, chi superficialmente l'osservasse, che il marito di Candida stava ascoltando le più indifferenti cose del mondo. Aveva appoggiato di nuovo il gomito sul tavolo, teneva il mento nel concavo della mano e guardava fiso, immobile il Commissario che lo fissava entro gli occhi egli pure. Ma scrutando ben bene quella fisionomia si sarebbe visto che una maggior pallidezza dell'usato s'era stesa su quel volto logoro più dalle passioni che dagli anni, che quel sorriso ironico e superbo ond'erano abitualmente mosse le sue labbra, ora copriva una nuova emozione che tremolava, per dir così, ai due sottili angoli della bocca, che dalle ciglia ravvicinate fuggiva a sprazzi una luce d'immensa ira compressa, che sulla lucida, giallognola pelle del cranio denudato spuntavano, come punte di spilla, alcune goccioline di sudore.
Quando Tofi ebbe finito di parlare, successe in quel salotto un assoluto silenzio di parecchi minuti: s'udiva solamente il soffio un po' pesante del rifiato del conte. Que' due uomini stettero alquanto così, immobili, di fronte, l'uno seduto e l'altro in piedi, guardandosi con fissità poco meno che ostile; il Commissario voleva leggere nell'interno del conte, questi avrebbe voluto strappare dalla memoria di colui che gli aveva parlato il fatto che ne aveva appreso. Pensava frattanto con indicibile sforzo di mente che cosa fosse da farsi, qual risoluzione da prendersi. Passò la mano sul suo cranio pelato ad asciugarsi quel po' di sudore; e disse poi lentamente con voce bassa e stentata:
— Non vedo ch'io sia obbligato a nulla rispondere... Potrei limitarmi a dirvi che in queste circostanze da voi narrate non c'è nulla, assolutamente nulla che possa mettervi sulle traccie di quella tal verità che cercate.
Si fermò come a prender fiato, chinò gli occhi egli innanzi a quelli del Commissario, ma li rialzò tosto di nuovo e continuò:
— Ma voi siete come i confessori, e vi si può confidare un segreto di famiglia.... È vero che mia moglie, per certi suoi bisogni, mandò, a mia insaputa, ad impegnare i diamanti, e per nascondermelo volle farmi credere fossero presso il gioielliere. Ma io non fui lungamente sa dupe. La indussi a dirmene la verità; e quando la seppi non volli che i gioielli di mia moglie stessero più a lungo nelle mani di un usuraio — e li riscattai.
Nulla era più penoso a quell'uomo che mentire; sul suo cranio si raddoppiavano le goccie di sudore.