— Voi sarete una tomba dei segreti.

Tofi, congedato di questa guisa, si partì.

— Caro generale: disse Langosco rimasto solo con Barranchi: a voi non voglio tener nulla nascosto. Mia moglie aveva impegnato i suoi diamanti presso quell'usuraio che fu assassinato. Tofi lo seppe e voleva conoscere il modo col quale la contessa li aveva riavuti. Sono io che appena ho appreso tal cosa, mi affrettai a riscattarli. Non fareste male d'inculcare a quel Commissario troppo zelante, che quando trattasi di certa gente come noi, di certe famiglie come la mia, come le nostre, non gli conviene avere tanta curiosità.

Barranchi prese la sua aria d'importanza e disse dall'alto del suo colletto ricamato in argento:

— Glie l'inculcherò.

Il conte di Staffarda si recò sollecitamente dal gioielliere X. Ripetè a lui quello che aveva narrato al Commissario ed a Barranchi, e con preghiera che aveva tutto il tono d'un comando, lo invitò a non parlar più con nessuno e in nessuna guisa di questa faccenda. Quindi si recò nel suo palazzo.

— La contessa è nelle sue stanze? domandò ai domestici.

E come gli fu risposto di sì, s'avviò d'un passo lento e pesante verso l'appartamento della moglie, dove entrò senza voler essere annunziato.

La contessa, che da qualche tempo veniva ricevendo alcune di cotali improvvise visite del marito, a cui egli dapprima non l'aveva avvezza mai; la contessa si volse a guardare il conte con aria meravigliata, curiosa e risentita nello stesso tempo. L'espressione del suo bel volto significava apertamente, senza che avesse bisogno delle parole per dirlo: «Che altra novità c'è ella ora? Non vi ricordate i patti e la mia volontà? Non volete più lasciarmi tranquilla?»

— Vedo che siete occupata: cominciò il conte, parlando francese, in presenza della cameriera che finiva di aggiustare sul capo della contessa le nere, abbondanti, fulgide di lei chiome: e mi rincresce disturbarvi; ma vi è proprio necessità ch'io vi dica a quattr'occhi due parole, e vi prego a congedare il più presto che si possa la vostra donna.