L'aspetto del conte era affatto gentile, e sulle labbra stavagli un sorriso che riusciva ad essere grazioso; ma entro gli occhi era un certo cupo sbarbaglio e nella voce una vibrazione che rivelavano una qualche profonda emozione contenuta a forza.

Candida s'affrettò a liberarsi della cameriera, e quando essa e il marito rimasero soli nella stanza, drizzatasi in piedi ed avvoltasi nel suo accappatoio come nell'ampio velo una statua romana, le braccia conserte al petto, la faccia audacemente levata e gli occhi fissi sul conte, dimandò asciuttamente:

— Che cosa dunque avete da dirmi? Sbrigatevi.

Langosco che s'era messo a passeggiar su e giù, si piantò in faccia alla moglie, e incrociando collo sguardo di lei il suo collerico, invelenito, viperino, disse con voce bassa ma che sibilava fra le labbra contratte:

— Quanto vi ha spillato il vostro amante, obbligandovi a mettere in pegno le vostre gioie?

Un lieve rossore salì alle guancie della contessa. La sua prima impressione fu lo stupore e la confusione: le sue pupille si chinarono un istante; ma non tardò a riprendere la sua sicurezza.

— Vi fo i complimenti, signor conte, diss'ella, del nuovo dizionario dove andate a pescare i vostri termini.

— È quello che ci conviene ad ambedue: rispose il conte con sogghigno di fiera ironia. J'appelle chat un chat, et Rollin un fripon: disse quel birbo di Voltaire. Nel caso nostro il fripon sapete chi sia...

Candida fece un gesto colla mano ad imporgli silenzio.

— Basta: diss'ella con tutta l'imponenza d'una gentildonna offesa.