«Questa persona è Lei, cui Francesco, nel suo delirio, ha invocata tutta la notte.

«Oh! s'Ella venisse a farci questo miracolo! Dio la benedirebbe per tutta la vita.»

Maria, scritte rapidamente queste parole, non riflettè, piegò la carta, la suggellò e la fece rimettere nelle mani del domestico di Virginia che aspettava. Se avesse riflettuto alquanto non l'avrebbe mandata: se ne pentì appena il lacchè fu partito, ma era troppo tardi e stette aspettando con ansia l'effetto delle sue parole.

Quest'effetto fu il migliore ch'essa potesse desiderare. Abbiamo visto come il primo impulso di Virginia nell'apprendere la disgrazia avvenuta a Francesco, fosse stato quello di accorrere essa stessa di persona a casa di lui; trattenuta dallo zio e da costui posta in guardia contro le imprudenze e i trasporti della passione, mercè il racconto delle funeste avventure di sua madre, Virginia aveva momentaneamente ceduto, ma non aveva in modo assoluto determinato che mai non avrebbe più tentato quel passo, ch'ella in cuor suo dicevasi potere diventare per certe circostanze, quasi un dovere in lei. Il racconto delle sventure di sua madre, se aveva potuto contribuire a scemar in essa le speranze che avrebbe potuto concepire intorno all'amor suo, ed abbiam visto com'ella poca o nessuna ne avesse, se aveva potuto ispirarle più riguardosa prudenza, non era fatto per isminuirle quella passione d'amore che già troppo oramai era in lei radicata e cresciuta.

Oh come ella aveva ripensato tra sè, e ricontatosi quel doloroso romanzo che aveva avuto per eroina sua madre, e di cui lo zio le aveva ora tracciate le linee principali! Come la sua fantasia eccitata aveva alacremente lavorato intorno a questi tratti precipui e compitone il disegno e menativi i colori e terminato il quadro! La sua tenerezza per la madre aveva sempre avuto qualche cosa di speciale, quasi potrebbe dirsi di misterioso, come se il suo istinto di figliuola avesse sentito nell'esistenza di quella cara e veneranda creatura un profondo dolore da consolare. Ora questa tenerezza, ch'ella sempre serbava all'anima della morta, s'era accresciuta vieppiù; ora era essa penetrata nel mistero di quel dolore e ne trovava ancora più pietosa la causa; ora comprendeva il significato di quello sguardo mesto, lungo, quasi imploratore, ch'ella ricordava aver visto tante volte nei begli occhi della madre. Virginia s'era recata innanzi al ritratto di questa che pendeva alle pareti nella sua camera da letto, ed era stata lungamente contemplandolo. Quante cose le diceva ora quel pallido viso leggiadro, che mai non aveva ella dapprima avvertite! Non era una colpa l'amor suo, ben lo aveva ella sentito; era una sventura: ma sapendo che a tale sventura aveva partecipato sua madre, le pareva che più nobile, più degna quella disgrazia si fosse, e se la aveva più cara.

Ad accrescere la passione dell'animo di Virginia venne la notizia dei fatti compiutisi alla fabbrica Benda e dei pericoli che quella famiglia avevano minacciato. Aveva sperato la nobil fanciulla di poter per mezzo di Maurilio sapere tutta e particolareggiata, e man mano la verità, ma fallitale, come abbiam visto, questa speranza, maggiori n'erano diventati il suo timore, la sua inquietudine, l'affanno dell'anima sua. La letterina di Maria giunse in buon punto per deciderla affatto a quello che già pensava seco stessa, a quel partito cui fino da principio aveva voluto effettuare, ed a cui non aveva rinunziato mai. Si coprì d'un fitto velo, si avvolse in un modesto mantello, si fece seguire dalla sua governante, uscì ratta a piedi, come quando recavasi modestamente in chiesa, e salita in una carrozza da nolo si fece condurre alla casa dei Benda.

Maria sedeva appiè del letto di suo fratello, il quale era di nuovo caduto in quel sopore che lo faceva rassomigliare poco meno che ad un cadavere. Quando alla fanciulla vennero ad annunziare che una giovane e bella signorina domandava di lei, una subita speranza le nacque in cuore che la potesse esser quella di cui essa aveva invocata la presenza, ma non osò accoglierla questa speranza; già s'era pentita, come dissi, d'aver scritto quel biglietto, e pensando all'orgoglio aristocratico che certamente doveva avere quella giovane, venivasi persuadendo che quel foglio la lo avrebbe disdegnosamente gettato e non altro. Corse di là con sollecitudine e mandò un'esclamazione di gioia e di riconoscenza nel vedersi davanti, ritta in mezzo la stanza, il velo sollevato dalla faccia leggiadra, la contessina di Castelletto.

— Dio la benedica! disse Maria, e le prese ambedue le mani, e si curvò come se glie le volesse baciare.

Ma Virginia la trasse su, le gettò le braccia intorno alla vita e l'abbracciò come una sorella.

Le due fanciulle si guardarono entro gli occhi, e si compresero più che per qualunque lungo discorso; si sentirono per affetto e per tempera d'anima congiunte; a dispetto d'ogni distinzione sociale si avvertirono pari.