— Posso io vederlo? domandò Virginia con una virtuosa franchezza, senz'ambagi come senza falsa vergogna.
Maria la prese per la piccola mano affilata e rispose con una sola parola:
— Venga.
La introdusse nella camera dove il ferito giaceva. Siccome le imposte della finestra erano rabbattute, Virginia da principio non vide che confusamente in quella oscurità. Al rossigno chiarore che mandava il fuoco del caminetto scorse una donna attempata, la quale, vedendo entrare una ignota, s'alzava da sedere. Maria le correva presso, le bisbigliava poche parole all'orecchio e quella donna faceva alla nuova venuta una profonda riverenza. Era essa la madre di Francesco.
Virginia camminò lentamente verso il bianco cortinaggio del letto che spiccava nel buiccio di quella stanza. I suoi occhi, cominciando ad avvezzarsi alla poca luce, videro sui cuscini abbandonata la testa simpatica del giovane. Le palpebre erano richiuse e le lunghe ciglia si disegnavano finemente sul pallore delle guancie. Le labbra scolorate erano semiaperte, ma pareva che di mezzo a loro non uscisse soffio nessuno di respiro. Solamente di quando in quando un gemito esile, ma penoso, saliva su dal petto e passava lento, trascinato per quella bocca socchiusa. Qual differenza fra quel misero giacente che soffriva e il robusto ed aitante garzone che Virginia aveva visto pochi giorni prima alla festa da ballo, che le aveva allora appunto con tanta ardenza svelato il suo amore!
Ella si fermò a pochi passi dal letto. Sentì nel suo cuore una pena che era quasi un rimorso; una ineffabile tenerezza le mandò agli occhi due lagrimette ch'ella non pensò neppure di asciugarsi.
— Gli è per me, a cagion mia, pensò, ch'egli è ridotto in tale stato.
Lo sguardo di Virginia parve esercitare alcun influsso sull'infermo: certo per uno di quegl'inesplicabili istinti d'innamorato, egli, anche inconsciamente, sentì alcun effetto della presenza di lei. Gli occhi rimanevano chiusi tuttavia, ma un lieve color rosato saliva su alle guancie, ed il respiro si faceva più sensibile. Ella fece ancora un passo verso il letto: gli occhi di lui si spalancarono e stettero immobili, fissi su quella bellissima figura di donna che avevan dinanzi e ch'egli credeva una felice visione del suo delirio. Tutta la notte il caro fantasma di quelle sembianze era passato e ripassato nei torbidi sogni della sua malata fantasia; ma egli non aveva potuto fermarselo mai innanzi alla mente per tanto tempo e in sì precise forme quanto desiderava: credette che ora fosse questa un'apparizione come le precedenti, ma più simile alla realtà, più netta di forme e più duratura. Lo sguardo semispento de' suoi occhi affondati prese una ineffabile espressione di tenerezza, di gioia e di preghiera; e le sue labbra mormorarono con appena sensibil soffio di voce:
— Oh! non fuggirmi così presto, diletta immagine dell'amor mio!
Virginia superò d'un tratto con piè leggiero la poca distanza che ancora la separava dal giacente e si curvò su di lui come per raccoglierne le pronunziate parole. Negli occhi del ferito apparve una sorpresa, una commozione, quasi un timore. Richiuse le palpebre come per vedere se quell'apparizione era nella sua mente soltanto, o proprio nella realtà, all'infuori di lui: e in quella sentì, come un soffio soave di paradiso, un alito profumato passargli sulla fronte, e una celeste melodia di voce femminile pronunziare teneramente il suo nome: