— Francesco!

Il giacente mandò un grido — un vero grido — di gioia. Teresa e Maria accorsero sollecite, quasi spaventate. Ma non c'era onde spaventarsi. Gli occhi del giovane riapertisi brillavano di tutta la luce della salute e della ragione: l'anima fatta beata raggiava la sua letizia da tutte le sembianze della leggiadra faccia.

— Virginia! Virginia! esclamò egli con voce più forte di quello che altri avrebbe mai potuto credere.

Non avevano fatto che pronunziare a vicenda l'un dell'altro il nome; ma quante cose con quella sola parola e' s'eran dette! ma come s'erano reciprocamente compresi! come si sentivano l'un dell'altro penetrar l'anima nell'anima!

Virginia tornò a curvarsi sopra il giacente, e fece sommessamente di nuovo suonare la melodia della sua voce.

— Non parli, glielo proibisco. Sono venuta a pregarla di guarir presto, e la mi deve obbedire. A questo patto soltanto le perdonerò il troppo dolore ch'Ella ha dato a sua madre, a tutta la sua famiglia.....

Stette un breve momento, e poi soggiunse a voce più bassa:

— Ed a me.

Francesco beveva cogli occhi lo sguardo, colle orecchie la voce dell'amata fanciulla. Sentiva nelle vene, in tutto l'esser suo rifluire di subito nuova e più potente la vita; gli pareva di colpo fugato ogni male, e quasi effettuato in lui il miracolo del Nazareno, che aveva detto all'infermo di levarsi, prendersi il suo letto in ispalla e camminare. Le parole gli mancavano alle idee, le idee stesse gli mancavano all'espressione della sua felicità.

Non passarono più che dieci minuti. Fu un attimo pel loro desiderio, ma vi fu abbastanza di tempo perchè le più svariate e numerose sensazioni di tenerezza e d'amore si avvicendassero nelle loro anime. Le labbra non promisero nulla, gli occhi si scambiarono mille giuramenti. Virginia, allontanandosi dal giacente per partirsi, lasciava nel cuore di lui un balsamo taumaturgo da risanarlo assai più presto e meglio d'ogni farmaco di medico.