Mentre la fanciulla stava per uscire di quella stanza, vi entrò un uomo. Era il padre di Francesco, che veniva inquieto a vedere suo figlio. In presenza delle donne Virginia non aveva avuto pure un istante di turbamento o di confusione; la vista d'un uomo la fece arrossire fino alla radice dei capelli. Prese ella vivamente per mano Maria, come se volesse con quell'atto significare che all'interesse ed all'affetto per la compagna dovevasi la sua presenza in quel luogo, e s'affrettò ad uscire dalla stanza, passando innanzi a Giacomo, il quale, riconosciutala, salutava con profondissimo inchino.

Giunte nella camera che precedeva quella di Francesco, Maria e Virginia trovarono Gian-Luigi che sopraggiungeva, preceduto da un domestico. Maria arrossì leggermente nel rispondere al saluto del giovane i cui sguardi e la cui attenzione furono attirati dalla superba bellezza della titolata fanciulla. L'aspetto di Quercia era tale ancor esso da non passare inosservato a qualunque lo vedesse, e Virginia, senza pur darsene conto, fissò quasi con curiosità i suoi limpidi occhi sulle sembianze virilmente belle di quel nuovo venuto, e rispose con una cortesia che era presso che famigliare e benevola al saluto di quel giovane che non ricordava aver veduto ancora mai. Avviene molte volte che al bel primo incontrarci con una persona, questa non ci pare affatto estranea; o sia una somiglianza con altre persone, o sia una certa misteriosa affinità fra i nostri esseri che si rivela con una specie d'istinto inavvertito, o sia un effetto travelato di attinenze anteriori avute in una vita precedente, il fatto è che certuni appena ci vengono innanzi ci sembrano conoscenze d'antica data, e siamo disposti di subito a conceder loro più domestichezza ed interesse che non ad altri da molto tempo già conosciuti. Fu un poco di quest'effetto che Virginia provò alla vista di Gian-Luigi, e quasi uguale fu quello che sentì il giovane a trovarsi faccia a faccia colla nobil ragazza cui aveva vista da lontano parecchie volte, ma non aveva mai accostata. E, cosa strana, in questa sua sensazione, non entrava menomamente quel suo ardore di voluttà che gli faceva desiderare ogni bellezza di donna, ma eravi come una tinta di rispetto, come un'ombra di affettuosa deferenza, come un istintivo impulso ad inchinar riverente quelle belle sembianze.

Maria vide l'ammirativa fissità dello sguardo di Gian-Luigi su Virginia, e sentì una dolorosa fitta nel cuore. Anche la gelosia doveva nascere in quella povera, innocente fanciulla a confermarle e ribadirle nell'anima l'infausta passione che vi si era insinuata. Non disse che poche parole a Quercia, invitandolo a passare nella camera di Francesco, e seguitò ad accompagnare la bella visitatrice che si partiva, fino all'anticamera.

Nel momento di prender commiato, Virginia, stringendo amichevolmente la mano a Maria, le disse:

— Scriverò a Lei per avere ulteriormente le nuove di suo fratello; la sia compiacente di darmene senza troppa parsimonia.... E spero che ci rivedremo.

Quando la nobil fanciulla fu partita, Maria pensò un istante, invece di tornare presso suo fratello, di andarsi a rinchiudere nella sua camera e non uscirne più finchè Quercia si fosse partito; e s'avviò realmente per porre in atto questa risoluzione, ma non n'ebbe la forza. Quando fu nel salotto che precedeva la camera di Francesco, vide che Gian-Luigi non era passato di là, ma stava lì tuttavia, come aspettando. Si turbò molto nel trovarsi sola con lui, non osò guardarlo e stette impacciata, a pochi passi da lui, senza parlare.

Egli le faceva piombare addosso quel suo sguardo caldo, luminoso, efficace, che penetrava nell'anima; e la giovanetta, pur colle palpebre abbassate, lo sentiva posarsi con infinita soavità, come una carezza amorosa, sulla fronte, sul volto, sulla persona, avvolgerla come d'un fluido voluttuoso, e vincerle ogni volontà. Quercia s'accostò alla fanciulla, e le prese una mano; ella si mise a tremar leggermente, e volle liberar la sua destra, ma egli ne la trattenne con dolce violenza.

— Maria! susurrò egli chinando la sua bocca sulle chiome di seta che ornavano la testolina curva della ragazza: e la sua voce era sì espressiva ed insinuante! e l'accento era pieno di tanto amore e di sì cara espansione che una dolcezza ineffabile invase ed occupò tutto l'essere della innamorata fanciulla.

I suoi occhi si levarono quasi tratti a forza verso gli occhi di lui, e la luce brillò in essi ripercossa da due lagrimette.

— Maria! ripetè egli col medesimo accento, premendosi al petto quella mano che seguitava a tener fra le sue.