Dal labbro della giovane fuggì, saettato per così dire dall'emozione, il segreto del suo cordoglio.
— Ah! com'Ella ha guardato la contessina di Castelletto! disse con amarezza in cui non c'era rimprovero, ma dolore.
Quercia cominciò per rispondere con un sorriso soltanto, ma con uno di quei suoi sorrisi ammaliatori che erano più eloquenti d'ogni parola, e che bastò a rassicurare ed a rallietare l'animo di Maria; poi disse:
— Sì, la ho guardata, perchè io ammiro la pietà dovunque si manifesti, e trovo degno di lode il sentimento che condusse presso il letto del giacente la figliuola d'una superbissima schiatta. La ho guardata, ma l'ho io veduta? Come donna, no. Di donne ve n'è una sola al mondo ch'io veda oramai, una sola che esista per me...
S'interruppe, sollevò lentamente alle sue labbra la mano che teneva e vi posò un lungo e caldissimo bacio; poi soggiunse con voce più bassa, ma con accento ancor più espressivo:
— E quest'unica donna — Maria — sei tu!
La fanciulla si riscosse come subitaneamente colpita da una potente scintilla elettrica, arrossì, impallidì, tremò, accennò cadere, si aggrappò al braccio di lui per sostenersi.
— Sì, Maria, sei tu. Benedico questo momento che Dio mi concede da poterti parlare in libertà. T'amo e voglio che tu sia la donna compagna del mio destino; ma non mi piace ottenere questa felicità da altri che dall'amor tuo. Ti senti tu di amarmi? Ti senti tu d'esser mia, tutta mia, sempre mia?
Ella appoggiò la sua fronte al petto di lui per nascondere il dolce rossore del suo viso e mormorò sommessamente:
— Sì... Oh sarò felice!