Ma il ricordare quel delitto aveva richiamato qualche cosa alla mente del padre di Francesco. Quercia, che era osservatore acutissimo e sempre in sull'avviso, s'accorse che a questo proposito alcun che era intravvenuto che più da vicino toccava quella famiglia o il sor Giacomo solo, perchè quest'ultimo aveva preso un aspetto alquanto preoccupato, e guardava il dottore con una certa espressione fra di curiosità e di dubbio, di esitanza e di imbarazzo che pareva significare aver egli qualche cosa da dire ed essere incerto se e come dirla.

Gian-Luigi decise tosto tagliar netto il nodo; si chinò verso il signor Benda, e gli disse sotto voce:

— Avrei bisogno di parlarle. La mi vuole concedere due minuti di colloquio nel suo studio?

— Volentieri. Ho giusto ancor io una strana circostanza da comunicarle.

Quando furono di là il giovane invitò il padre di Francesco a parlare per primo: ma il signor Giacomo non volle.

— No, no, parli Lei: il suo contegno mi dice che le sono cose gravi quelle che la mi ha da dire, ed io, avvezzo oramai a nuovi colpi della sventura, sono ansioso di sentire se qualche nuovo malanno ci minaccia.

Luigi fece sorridendo un atto rassicuratore.

— No. Debbo trattenerla di due cose: la prima è una bazzecola che la mia poca memoria mi ha tolto di dirle prima, come già avrei dovuto fare; l'altra è una proposta, importantissima per me, pel quale si tratta della felicità della vita.

Il signor Giacomo, la cui curiosità fu vivamente desta da tali parole, fe' cenno al suo interlocutore parlasse liberamente.

— Cominciamo dalla cosa indifferente. Il parlare ora del delitto commesso la notte dell'ultima domenica di carnovale, mi ha fatto ricordare che io, quella notte medesima, quando mi sono partito di qua, su questo stesso viale che qui conduce, fui vittima d'un'aggressione.