— Bisognerebbe tagliar corto e presto a siffatte velleità curiose del sor Commissario, pensava egli. Come governarsi per ciò?... Ah! non c'è altri che mi possa meglio aiutare di quella brava Zoe.

Volse indietro ratto i suoi passi, e, frettolosamente camminando, fu in breve alla dimora della famosa Leggiera. Trovò un gran disordine nel quartiere di quella donna, e lei medesima in una somma desolazione. Nel salotto e nella camera da letto tutto era sottosopra, gli specchi spezzati, le porcellane infrante, gli orologi e i candelabri dorati fatti a pezzi e giacenti in terra, le tende e le cortine strappate, tutti i ninnoli e le minuterie eleganti ond'erano adorne quelle stanze sparsi a frantumi sul pavimento. In mezzo a questo tramestio, le chiome scarmigliate, pendenti sulle spalle, contratta la faccia, le mani serrate, come Mario sulle rovine di Cartagine, sedeva la Leggera.

— Che è egli avvenuto? domandò Gian-Luigi guardandosi attorno stupito. Si direbbe che v'è stata un'invasione di barbari.

Zoe sollevò il suo volto abbuiato e volse al suo complice gli occhi, in cui si vedeva un implacabile risentimento.

— Che cosa è avvenuto? diss'ella con labbra strette e con voce che sibilava fra i denti. Gli è avvenuto che il prince charmant è un cane, ed anche un peggior animale. L'invasione dei barbari fu uno scoppio della sua collera bestiale. Quello scimmiotto andò in furore e parve un orso scatenato. Ma me l'avrà da pagare...... oh se l'avrà da pagare!

E tese verso un punto dell'orizzonte, con atto pieno di minaccia, il suo braccio colla mano chiusa a pugno.

Gian-Luigi diede un calcio ad un coccio di preziosa porcellana che si trovò tra' piedi.

— Ed avrà da pagare eziandio tutto questo.

La Leggera fece un perfido sogghigno.

— E come! Voglio una mobilia tutto nuova e dieci volte più bella.