Il conte non rispose, non si mosse: aveva chinato lo sguardo, incurvata di nuovo l'esile, infiacchita persona e pareva esser egli cui la coscienza rimordesse. Aveva capito che in quelle parole era anche una minaccia e questa gli faceva paura. Quercia attese un momento e poi riprese con accento più sciolto che mai:
— Non voglio trattenerla più a lungo: le ho detto che anch'io non aveva molto tempo da concederle. Questo colloquio non avrà il suo secondo, mai. Non le domando risposta, ma l'attendo dai fatti. Ella già deve conoscermi che io non temo di nulla e non m'arretro innanzi a nulla.
S'inchinò leggermente ed uscì, senza che il conte facesse il menomo cenno, il menomo movimento, mandasse la menoma voce.
— Oh avere il proprio onore in mano di quello scellerato! disse poi fra se stesso raccapricciando. E' vuol partire.... La è di certo la fuga del colpevole... Ed io dovrò azzittire?
Quercia da canto suo faceva il seguente monologo:
— In una settimana avrò sbrigato tutto e partirò. Potrò io sostenere ancora per una settimana questo edificio che si disfà e minaccia crollarmi addosso? Certo che sì. L'audacia e l'accortezza mi aiuteranno.
Il domani a mattina partì ancor egli pel villaggio dov'era stato allevato.
CAPITOLO XIV.
Don Venanzio e Maurilio erano giunti al villaggio al cader della notte. Un freddo vento aveva sollevato alquanto sopra delle montagne la scura cappa di nubi che incombeva sul cielo, e una riga rossigna, color di sangue, mandava un fantastico chiarore dall'ultimo lembo di quel mantello nero disteso sull'orizzonte. Al rivedere que' luoghi testimoni della sua infanzia e della prima adolescenza, Maurilio, ora così mutato di condizioni, provava una strana sensazione, quasi un rimpianto ch'egli neppure non sapeva spiegare a se stesso.
La carrozza del marchese di Baldissero che ne li aveva condotti, si fermò alla porta della canonica, dove il parroco ed il giovane smontarono. Il rumore dei ferri de' cavalli che scalpitavano e delle quattro ruote che trabalzavano girando sul grossolano e disuguale acciottolato del villaggio, aveva tratto sul passo delle porticine le comari che preparavano il pasto della sera ai mariti ed ai figli, i quali appunto allora tornavano dal lavoro. Don Venanzio le salutava passando, con un sorriso, ed esse rispondevano con un inchino: gli uomini si levavano la berretta od il cappello con una famigliarità rispettosa: i bambini, scappati dalle falde materne, correvan dietro alla carrozza vociando come uno sciame di passerotti.