La chiesa era ancora aperta e ne veniva fuori un velato ronzìo di voci femminili: erano delle buone donne che dicevano il Rosario. Il vecchio moretto, tanto vecchio che oramai poteva appena trascinarsi, colla sua affettuosità di cane fedele, venne fino sulla soglia a dare la buona venuta al padrone collo scodingolare e con un suo mugolìo. Il campanaro dall'alto del campanile mandava per le ombre della sera, che ad ogni momento crescevano, i mesti rintocchi dell'Avemmaria.
La carrozza ripartì di trotto verso Torino, Don Venanzio e Maurilio entrarono nella modesta casetta. In essa tutto era ancora esattamente tal quale il giovane lo aveva visto nella sua infanzia, tal quale lo aveva visto quella sera che, scacciato da Nariccia, era venuto, senza pur saperne il perchè, a confortarsi l'animo nell'aspetto di quei luoghi. Tutto il medesimo e tutto al medesimo luogo. Nulla neppure pareva invecchiato. La paglia delle seggiole era sempre nel medesimo stato, sempre sbiaditi quel medesimo, nè più nè meno, i colori del tappeto a fiorami che stava sulla tavola nel tinello. In mezzo a quella roba sempre uguale non pareva invecchiato nemmeno il buon sacerdote che vi faceva raggiare il sempre medesimo sorriso di bontà, di cui le bianchissime chiome parevano un'aureola di santo ad una fronte piena di candore.
— Mio caro, disse il parroco a Maurilio, poichè si fu tolto il vecchio mantello, l'ebbe accuratamente ripiegato e consegnatolo alla vecchia fantesca perchè lo riponesse: hai tu bisogno di riposarti?
Il giovane fece un cenno negativo. Era commosso nell'intimo così che non poteva parlare: guardava intorno con occhi rimbamboliti, e tutte le ore della sua infanzia passate colà facevano ressa nella sua memoria per affacciarsegli una prima dell'altra, come una frotta di ragazzi che si vogliono cacciar dentro ad una porta alla rinfusa.
Don Venanzio si levò il cappello a becchi, lo lisciò bene colla manica e consegnandolo ancor esso alla serva, soggiunse:
— Ci preparerai un boccone di cena. Poca roba. Il nostro Maurilio non mangia di più di quello che mangiasse un tempo, e benchè sia ora un signore, non ha ancora imparato ad averne le abitudini. Una buona frittata coll'erbe e due capellini al brodo, e ne abbiamo d'avanzo. Non è vero?
Maurilio sorrise. La vecchia fante, che in compagnia di quel sant'uomo di prete aveva imparato la bontà, se ne andò via senza brontolare.
Don Venanzio si pose in capo la sua berretta da prete, nera col fiocco nero, e poi disse:
— Tu fai quello che vuoi. Io non torno mai da una gita qualunque senz'andar tosto a ringraziar la Madonna e il mio Santo protettore d'avermi scampato da ogni malanno. Senzachè questa è l'ora solita in cui mi unisco alle preghiere della sera di una buona parte de' miei parrocchiani. Vado dunque in chiesa; se vuoi attendermi qui...
Il giovane fece segno che l'avrebbe accompagnato.