— Sì? esclamò il parroco tutto lieto. Va bene. Vieni, vieni nella casa del Signore; chi sa ch'esso finalmente non ti faccia la grazia di toccarti il cuore.
Maurilio sorrise e seguì il vecchio sacerdote. Per un corridoio entrarono nella piccola, modesta sagrestia, non ancora rischiarata altrimenti che dal fievol raggio del crepuscolo che andava sempre più spegnendosi: e da questa penetrarono nella chiesa.
Essa era quasi oscura affatto. Una lampada sola ardeva dinanzi ad una statua di Madonna che stava in una nicchia d'uno dei pilastri: la fiamma oscillante di quella lampada mandava poca luce intorno e pareva meglio che altro una macchia rossiccia nel nero di quell'ombra. A' piè di quel pilastro, innanzi a quell'immagine, un gruppo di donne inginocchiate borbottava il Rosario. La poca luce che pioveva dalla lampada accesa, vacillando al di sopra di quelle teste chinate e di quelle spalle curve, coloriva d'una striscia fugace ora i panni di questa, ora il volto di quella donna; poveri panni e pallidi volti. Nessun rumore esterno giungeva fin là, e il brontolìo di quella preghiera saliva su dal freddo spazzo di quadrelli su cui le donne erano prostrate, come un gorgoglio d'onda nel silenzio d'un deserto.
Il parroco non andò a frammischiarsi al gruppo di quelle preganti: si recò all'altar maggiore, s'inginocchiò sui gradini che lo separavano dal resto della chiesa, posò sulla balaustra di marmo bianco la sua berretta, appoggiò le braccia alla balaustra medesima, pose sopra le mani la sua testa ricurva e rimase immobile, assorto nella sua preghiera.
Separata dalle altre, una donna eziandio stava inginocchiata nell'angolo più oscuro della chiesa e pregava ferventemente in mezzo a lagrime e sospiri.
Maurilio si appoggiò alla parete, nell'ombra più scura d'una cappella dalla parte opposta a quella dove sotto l'immagine della Vergine pregavano le donne, ed incrociate al petto le braccia, immobile al par d'una statua, stette prestando l'orecchio, come ad una musica, al monotono accento di quella preghiera, facendo scorrere il suo sguardo dal parroco i cui panni neri spiccavano sul bianchiccio della balaustra, al gruppo delle donne sotto il fioco raggio della lampada, alla creatura isolata, le cui povere vesti scure si confondevano colle tenebre del luogo nell'angolo estremo della navata.
A che pensava egli in tal momento? A nulla ed a tutto. Gli si agitava confuso nella mente il tenebroso problema dei destini umani. Dimenticava un istante il suo io; o per meglio dire questo si assorbiva nel gran complesso della umana famiglia; il suo essere individuale era diventato il tipo, il modello di tutti gli esseri umani, per provarne in quel punto le aspirazioni e gli stimoli superiori alla materia; in lui s'era incarnato, come dire, lo spirito dell'umanità. Ammirava la fede cieca di quella povera gente e la invidiava come rimedio a porre in tacere le angoscie, le ansie, le audacie dell'intelletto investigatore, avido del vero; e la detestava nello stesso tempo come figliuola dell'ignoranza e negatrice della ragione. Avrebbe voluto credere come quelle ignare donnicciuole, pregare com'esse, lasciarsi avvolgere l'anima dalla superstizione, acchetarsi nella stupidità dell'idolatria, bendarsi gli occhi alla luce del vero col velo teocratico del passato: e si sarebbe disprezzato di farlo. Aveva per quelle anime ignoranti che ritraevano ancora, in mezzo alla civiltà moderna, del feticismo del selvaggio, ma nobilitato da una divina speranza, uno sguardo di compiacenza ed un sorriso di compassione. Sentiva entro sè la scienza riagire contro l'influsso del sentimento, contro le impressioni del luogo, delle memorie e dell'ora, e far suonare nel suo cervello le obbiezioni della verità materiale e il riso amaro di Mefistofele.
Quando il Rosario fu finito, le donne si levarono e stavano per partirsene; ma videro sorgere presso la balaustra l'ombra nera e le chiome canute del parroco, videro volgersi verso di loro la faccia soavemente veneranda del vecchio loro pastore, e si fermarono.
Don Venanzio venne presso di loro sotto la fievole ed oscillante luce della lampada, e tutte le furono intorno salutevoli e festanti; — tutte fuor che una: quella che, appartata dalle altre, pregava sempre con fervore nella più remota ed oscura parte della chiesa. Il parroco rispose amorevolmente e lietamente ai saluti ed alle amorevoli interrogazioni delle donne; poi levando la mano destra per chiamarne di meglio l'attenzione, disse:
— Voi avete pregato sinora per voi; è opera di carità e dovere di cristiano pregare eziandio pei nostri fratelli: e tutti gli uomini, lo sapete, sono nostri fratelli. Preghiamo adunque per quelli che soffrono, di qualunque sorta sieno i loro dolori, a qualunque classe o nazione appartengano, qualunque religione professino.