— Oh! sor Prevosto: disse la donna vergognandosi più di prima.

— Animo, animo; sapete che non mi piacciono le cerimonie. Fate come vi dico e non mi impazientate.

Margherita prese una seggiola e venne sedere al luogo che le indicava il parroco.

— Marta, disse questi alla serva che era tornata per portar qualche cosa da mettere sulla tavola, tu porterai una scodella di brodo ben caldo per questa povera donna.

— Sì, signore, rispose la fante che tornò sollecita in cucina per ubbidire all'ordine ricevuto.

— Oh! sor Prevosto, ripeteva la vecchia agitandosi un poco sulla sua seggiola, troppa bontà..... non occorre... la prego.

— Levatevi quel fazzoletto di testa, disse Don Venanzio: ve lo rimetterete uscendo e così non vi avverrà di sentir tanto il freddo andando a casa.

La donna ubbidì. Si vide allora una testa arruffata di capelli grigi, una faccia magra, corsa per ogni senso, per ogni dove da rughe infinite e finissime che facevano come una rete fitta della sua pelle abbronzata e riarsa dal sole, dall'intemperie, dagli anni. Se fosse stata bella chi lo avrebbe potuto dire? Non sembrava pur vero che quello avesse dovuto essere un giorno volto di giovane. Si sarebbe potuto dire un cumulo di rovine che non lasciavano scorger più le forme del primitivo edificio. Niuna vivacità era più nè in quelle fattezze distrutte, nè in quello sguardo spento; nessuna espressione, fuorchè quella d'una profonda, inalterabile, rassegnata mestizia.

Maurilio, che ad ogni volta la rivedeva, trovava nella povera donna cresciuta la tristezza e più fiacca la persona, sentì una viva pietà nel mirarne ora il sembiante così afflitto, benchè in fondo a' suoi occhielli grigi infossati brillasse in questo momento una lieve luce che pareva una speranza, che pareva un pallido raggio di gioia.

— O Margherita, disse il giovane, come la vi va? Non mi riconoscete voi più?