— No: esclamò Maurilio con forza, levando la fronte. Credo e credo fermamente: veggo nell'opera il creatore, sento Dio nell'universo. Glie lo dissi e lo ripeto: Ho una fede ancor io.
— Ma quale?
— Mi ascolti.
Si raccolse un momento, e poi riprese il discorso.
— Ho detto che la forma estrinseca del sentimento religioso si scambia a seconda collo scambiarsi del grado intellettuale a cui è giunto lo spirito dell'uomo. Ecco le varie e principali fasi per cui ella passa e deve passare.
«A tutta prima l'uomo, rozzo affatto e selvaggio, adora la natura. Ha già fatto un passo immenso dallo stato assolutamente primitivo a quello in cui si crea una religione qualsiasi, per quanto grossolana e puerile ella sia, e nella storia dell'umanità chi sa quante sequele di secoli dovettero passare, innanzi a che si giungesse a questo primissimo grado dello sviluppo religioso dell'anima umana. Ma pure allora l'uomo è tuttavia incapace di elevarsi al concetto della natura universale: egli non rimane colpito che dagli oggetti che gli son prossimi e non va al di là dei limiti del suo ristretto orizzonte. Gli oggetti del suo culto per ciò si fanno quelli di cui si serve, che gli sono utili, che ama, di cui ha timore: un albero, un masso, una montagna, un fiume, una belva, un animale qualunque. La speranza ed il timore ispirano sopratutto il suo culto grossolano. Siamo in pieno feticismo.
«Nel secondo grado l'uomo levandosi col pensiero al di sopra dei bisogni e dei ristretti limiti della sua vita giornaliera, onora certi oggetti maggiori, più belli, più brillanti: la luna, il sole, gli astri, la vôlta celeste in cui si movono. Questi oggetti gli sembrano contenere un grado di perfezione superiore a quanto trovasi sulla terra. È il sabeismo; e l'intelligenza umana in esso possiede già una vaga nozione dell'universo.
«Più tardi quest'intelligenza, progredita d'alquanto, giunge a concepire sotto gli oggetti che mostra la natura, le forze che l'animano, che si agitano nel seno della medesima natura, che danno ad ogni cosa il movimento e la vita. Dietro gli elementi indovina le leggi alle quali essi obbediscono e ne fa delle potenze dotate d'una esistenza personale e indipendente; è costituito il politeismo. Poco a poco arriva in seguito a comprendere l'ordine morale e lo fa entrare a sua volta nel concetto delle sue divinità, attribuendo loro tutte le qualità che trova nell'uomo stesso e tutte le perfezioni di cui può concepire l'idea. Di questa guisa il politeismo già si trasforma e veste un carattere filosofico. La religione comincia a passare dal tempio alla scuola; si fa a studiare i problemi della nostra natura, del nostro fine, del nostro destino. L'umanità è pronta per una religione metafisica, che è il quarto grado del suo sviluppo.
«Questa religione metafisica, lascia in disparte la natura, non cura più il mondo fisico, fissa i suoi sguardi sull'essere divino medesimo, studia i suoi attributi e li vuole determinare e definire nel dogma. Ma nel dogma s'incatena la ragione; si cristallizza, per dir così, il progresso mentale dei tempi precedenti e si vuole immobilitare lo svolgimento dell'umano pensiero. È la servitù: l'uomo è dichiarato incompetente a nulla cambiare a simboli comunicati direttamente dal cielo. A guardia di codesti simboli si pone un sacerdozio gerarchico che per sua natura ed istituto e necessità logica delle premesse dovrà sempre più isolarsi dal laicato. Questa casta si perpetuerà man mano con delle reclute che si formerà ella medesima: costituirà un'associazione potente con interessi proprii, stranieri e talvolta contrari a quelli degli altri uomini; lavorerà tenacemente nel proposito di vantaggiar sempre se medesima, senza tener conto dei voti e dei bisogni della società cui vorrà anzi tutto dominare, e in conseguenza impedirà ogni progresso, respingerà ogni innovazione, timorosa sempre la sua potenza non ne venga a scapitare.
«La sua divinità, qual essa la presenterà all'uomo, sarà inaccessibile all'intelligenza terrena; sarà tale da doversi ignorare dalla ragione quali disegni abbia essa sugli uomini e ciò che da essi esiga. Quindi per servirla a dovere, questa divinità, converrà affidarsi del tutto alla casta che si propone e s'impone intermediaria fra essa e l'uomo, che si spaccia sola interprete della volontà divina, ed accettare senza esame i suoi decreti. La casta sacerdotale diventerà così l'arbitra assoluta del pensiero umano. Mercè quella oscurità impenetrabile in cui avvolgeranno il loro Dio invisibile, essa comanderà sacrifici ed offerte, spaventerà gli animi e le immaginazioni, fulminerà coll'anatema i suoi avversari, punirà i nemici colla maledizione tradotta anche nei supplizi materiali.