— Qual è questo mistero che mi si annunzia? che il mio pensiero intuisce nel lampo de' sguardi tuoi?... tu sai la verità di certo... Oh dimmi tutto il vero, qualunque sia...
Si tacque di nuovo in attesa d'una parola, di un cenno. L'aerea forma di donna lo guardava sempre più mesta e più pietosa; ma non parlò, non mosse. Il cuore a Maurilio batteva, batteva.
— Sono io figliuolo di Maurilio Valpetrosa? domandò egli con un'ansia piena d'angoscia. Sono io figliuolo della contessa Aurora?
La neve in quella si mise a cadere; il vento si ridestò più vivo e faceva turbinare le bianche falde intorno ai rami degli alberi. Il bianco fantasima si confuse col bianco della neve fioccante. Parve che quel turbinio avvolgesse, assorbisse, sciogliesse quel vapore condensato in forma di persona; il sorriso del labbro e dello sguardo si fece più lieve, si dileguò, sparì in mezzo alla danza dei fiocchi nevosi per l'aria; ma a Maurilio che guardava intento con pupille fise, parve che nel punto di dileguarsi quella apparizione scuotesse in segno negativo il capo, e quella voce non umana che gli aveva parlato nell'anima, gli susurrasse, ma fievolmente come un'eco lontana, lontana:
— No! no! no!
Il giovane sorse con impeto.
— No?... gridò egli. Io non sono dunque il fratello di Virginia?
Il primo pensiero che gli si presentava era quello dell'amor suo e gli faceva accogliere quasi con gioia l'ispiratogli sospetto.
— Ma dunque io posso amarla? continuava con trasporto inesprimibile. Oh parlami! Dimmelo ancora e più chiaramente... Rispondi, rispondi in nome di Dio! È mia sorella Virginia?
Si avanzò d'un passo verso quel luogo dove gli era apparsa l'ombra. Tutto era svanito e non si trovò in faccia che il cader lento e turbinante della neve aggirata dalla brezza.