— Signore, gli disse con un rispetto che si vedeva chiaramente ispirato dagli ordini espressi del padrone, S. E. il marchese la prega, quando Ella siasi riposata, ristorata e rassettata, di voler passare nel salone, dove troverà riunita tutta la famiglia.
Maurilio fece un muto segno di assentimento.
Il maggiordomo, camminandogli innanzi per quei locali, tutti già rischiarati, lo condusse alla camera assegnatagli, che era un'altra da quella che gli era stata data come a segretario, al primo piano ancor essa come quella degli altri componenti della famiglia, più elegante per mobili, per arazzi e per tappeto.
Il servo, che seguiva, depose sulla pietra di marmo d'una mensola i due candelabri d'argento dalle candele accese che aveva tra mano; e il maggiordomo inchinandosi innanzi al giovane gli disse:
— È pronta una refezione per Vossignoria. Desidera Ella esser subito servita?
Maurilio che pareva aver perduto la parola mettendo piede sul limitare di quel palazzo, fece un cenno che voleva dire, non aver egli bisogno nè desiderio di nulla; il maggiordomo lo interpretò invece per un assentimento anche questo e dopo un altro profondo inchino si ritirò annunziando che colà stesso sarebbe tosto recata la refezione. Il giovane non aveva in quel momento per la testa altro che un pensiero: avrebbe visto fra poco tutta la famiglia, le sarebbe comparso dinanzi egli a prendere ufficialmente il suo posto in mezzo a lei: quest'idea lo turbava e lo spaventava. Sollevò gli occhi e incontrò la sua pallida figura riflessa nello specchio che stava sopra alla mensola su cui il lacchè aveva deposto i lumi, e diede in una scossa come se quella fosse la vista inaspettata d'un ignoto che venisse a guastargli la solitudine che desiderava: dietro la sua, vide pure la figura del valletto che lo guardava con un'impertinente curiosità ammantata di rispetto, degna affatto di un servo di nobil casa. Si rivolse vivamente.
— Che fate costì? domandò con tono abbastanza superbo da padrone che gli valse di botto una maggior stima da parte del domestico.
— Aspetto gli ordini di Vossignoria, in caso volesse cambiarsi d'abiti.
Ma il nostro giovane, cresciuto fra gl'infimi, allevato in mezzo la plebe, non aveva nè indole, nè abitudine da mantenersi in quello sprezzoso contegno d'uomo che si ritien di razza superiore e che non vede nel suo simile che un passivo stromento delle sue volontà; sentì una soggezione e quasi una specie di vergogna de' fatti suoi in presenza di quel cotale, più alto, più grosso, più forte di lui, dalle braccia che avrebbero potuto fare tanto lavoro utile, il quale gli stava dinanzi nella sua livrea gallonata per prestargli dei servizi che non gli erano necessarii e di cui aveva sempre fatto senza. Chinò gli occhi con una nuova umiltà che di colpo fece sparire tutto quel po' di stima che il domestico aveva sentito per lui, e rispose impacciatamente:
— No.... non ho bisogno di nulla: ritiratevi pure.