Mentre il domestico apriva la porta per uscire, entrarono due altri portando un deschetto apparecchiato, che posero poco distante dal camino: uno di essi tirò presso al tavolino un seggiolone e disse al giovane:
— Se Vossignoria vuole accomodarsi, eccola servita.
E i due nuovi valletti venuti stettero come due cariatidi, uno di qua, l'altro di là del deschetto su cui fumava mandando un profumo appetitoso una zuppiera d'argento.
Maurilio sempre immobile, sempre dritto a quel punto da cui vedeva riflesso nello specchio in mezzo alle vacillanti fiammelle dei candelabri, il suo pallido viso che spiccava nella penombra del fondo della stanza; Maurilio guardava con occhio attonito il luccicare degli argenti e dei cristalli sulla tavola dove ripercotevansi e rimbalzavano i raggi di due altri candelabri d'argento, la candidezza della finissima tovaglia, la forma spigliata della bottiglia di vino di Bordeaux, i galloni delle livree e le braccia imbottite della soffice poltrona che parevano tendersi verso di lui per invitarlo.
Dopo un silenzio di pochi minuti, il giovane capì che doveva dire o fare qualche cosa. Fece un evidente sforzo per sciogliere la lingua che gli pareva annodatasi; ed ebbe mestieri d'un atto di coraggio per pronunziare le seguenti parole:
— Andate..... Desidero rimaner solo.
I domestici salutarono e partirono. Allora egli, quando ebbe visto l'uscio richiudersi dietro le loro spalle, si mise a passeggiare su e giù per la camera a capo chino, sostenendo colla mano destra il mento e colla sinistra il gomito del braccio destro. Non pensava a nulla di preciso, ma sentiva un gran disagio di sè, una strana malavoglia. Ora che l'orizzonte della vita pareva esserglisi aperto dinanzi, egli non iscorgeva che buio, peggio di prima, buio in sè ed intorno a sè. La sua mente vagava, vagava in un indefinito chimerizzare, che non aveva neppure una lontana somiglianza di forme, che niuna parola, che nemmeno l'incerto, ondeggiante, generico linguaggio della musica varrebbe ad esprimere.
Ma passando e ripassando egli innanzi alla tavola apparecchiata, gli effluvii di quella succosa zuppa, che profumava l'aria della stanza, finirono per solleticare e destare i suoi sensi: si fermò, si raccostò al desco, cedette all'invito della poltrona, si lasciò cadere fra quelle braccia così benignamente allargate. Quando ebbe mangiato un buon tondo di minestra al consommé, una buona fetta di pâté e bevuto un buon bicchiere di Bordeaux, le cose apparvero sotto ai suoi occhi con aspetto un po' diverso da quel di prima. Si fece coraggio, l'idea di affrontare la presenza e gli sguardi della sua nuova famiglia gli fece battere il cuore, ma non lo spaventò più: si guardò nello specchio con meno spregio e ripugnanza di se stesso; camminò con passo più sicuro per la stanza, si raggiustò la cravatta al collo e i panni addosso, e s'avviò abbastanza risolutamente verso il salone.
Un domestico glie ne aprì l'uscio ed alzò la portiera: Maurilio vide innanzi a sè, aggruppate presso il grande camino, quattro persone che volsero verso di lui il loro volto su cui si dipingeva una curiosità in tutti diversa: quelle quattro persone erano il marchese e sua moglie, la loro nipote Virginia ed il loro figliuolo Ettore, uscito il giorno prima soltanto dagli arresti di rigore in cittadella.
Ma prima di entrar testimonii a questa scena che sta per aver luogo, è conveniente assistere ad un'altra che in quell'ora medesima succede nel piccolo e remoto quartiere di Barnaba, l'agente segreto della polizia. Già dal giorno prima il ferito s'era provato a scendere di letto; ma la debolezza non gli aveva consentito che di far pochi passi per la stanza.