Trasse da una di quelle sue tasche un foglio che spiegò e porse così aperto a Barnaba: questi lesse il seguente corto bigliettino:
«Il medico che cura il signor Nariccia mi fa avvertito adess'adesso che quest'infelice vittima di quell'orribile assassinio, per un caso provvidenziale, ch'egli non osava nemmeno sperare, ha riacquistato in parte l'uso della favella. Siccome c'è timore che questo non sia che un temporaneo e fuggitivo miglioramento, così è bene non perder tempo ad approfittarne; ho perciò determinato di recarmi questa sera medesima a tentare un interrogatorio dell'assassinato e la pregherei a volerci intervenire Ella pure per recarmi il soccorso della sua pratica e della sua intelligenza.
«L'aspetto dunque senz'altro al domicilio del signor Nariccia medesimo alle ore otto di questa sera, che prima mi sarebbe impossibile di recarmici, ed ho l'onore, ecc.»
— Sono le sette e tre quarti: disse il Commissario quando Barnaba ebbe finito di leggere, e trasse dal taschino un grosso orologio d'argento tenuto ad un occhiello del panciotto per una catena d'acciaio: ci ho giusto il tempo di recarmivi.
Il convalescente restituì la lettera al signor Tofi, poi con qualche sforzo, ma senza l'aiuto di nessuno, sorse in piedi e stette, sorreggendosi alla spalliera della seggiola.
— Signor Commissario: disse con voce impressa di tanto desiderio, che tremava come per emozione; mi conceda che io l'accompagni colà....
— Siete matto..... Potete appena camminare.
— Manderò Meo a prendere una carrozza.
— E le scale?...
— Non tenterò neppure di farle..... e forse ne sarei anche capace..... ma per essere più sicuro e avanzar tempo Meo mi porterà.