Egli prese nelle sue larghe, grosse, volgari manaccie quelle piccole, esili, bianche, dalla pelle finissima che Virginia gli porgeva, non osò stringerle, ma le tenne alquanto, sempre più tremante, e invano tentando di balbettare una parola che esprimesse il suo pensiero.

La scena fu fredda, impacciosa: la presenza della marchesa e del marchesino versava un gelo che impediva ogni espansione. Maurilio medesimo era troppo commosso per parlare; nel suo petto non abbastanza soffocato ancora era quell'amore che tutta aveva dominata la sua giovinezza, perchè egli osasse, per dir così, andare in fondo al proprio cuore, perchè osasse aprire il varco a quei sentimenti che gli sobbollivano con tramestìo confuso nell'anima. Virginia medesima dal contegno di questo rinvenuto fratello, dal suo aspetto ebbe come una specie di delusione; sentì quel suo trasporto d'affetto, quasi risospinto, venirle a ripiombare sull'animo e ritorlo alla dolce espansione di prima; nello sguardo profondo del giovane il quale pure aveva qualche cosa di quello che avevano i bellissimi occhi suoi, Virginia travide alcun che di misterioso, ond'ebbe pressochè paura e sospetto. Scambiate poche parole di convenevoli quali l'occasione li suggeriva, nessuno più seppe che cosa dire, e fu il marchesino Ettore che più impaziente tolse primo il commiato.

— Io sono stato troppo tempo condannato alla immobilità forzata dentro una camera, diss'egli con amaro sorriso facendo allusione alla sua appena finita prigionia in Cittadella, perchè ora mi rassegni a star lungo tempo inchiodato in casa.

Baciò la mano di sua madre, s'inchinò con un rispetto, in cui non c'era mostra d'affezione, al genitore, strinse la destra a Virginia e fermatosi un momento innanzi a Maurilio gli disse con un accento di finissima, velata ironia:

— Mio cugino, puisque cousin il y a, a rivederci. Faremo più ampia conoscenza più tardi: e se potremo andare d'accordo... tanto meglio!

Maurilio non rispose, guardò fiso, seriamente, quasi severamente il marchesino che girava sui suoi talloni con una sprezzosa leggerezza, e non gli fece manco un cenno di saluto.

— Signora, disse poi Maurilio accostandosi alla fanciulla più commosso e tremebondo di prima, non osando levare le pupille sul volto di lei: signora... mia sorella... Virginia... Vorrei domandarvi un favore.

La donzella vide la commozione del giovane e ne fu commossa ella pure.

— Parlate: disse con un interesse, con una specie di tenerezza che fece battere il cuore di Maurilio.

— Voi avete bene un ritratto di nostra madre?