— Sì.

— Conducetemi innanzi ad esso, ve ne prego.

Virginia parve esitare un momento. Quel ritratto era appeso nella sua camera, in faccia al suo letto; le ripugnava a tutta prima introdurre colà un individuo che appena se aveva cessato d'essere per lei un estraneo. Un estraneo? Ah no, non doveva esserlo più. Che cosa avrebbe detto la madre se avesse visto la freddezza diffidente con cui essa accoglieva il fratello, la madre che con tanta espansione avrebbe aperte al figliuolo le braccia, la madre che lieta sarebbe stata se di subito fosse nato fra di loro vivace l'affetto fraterno? Prese ella per mano Maurilio e gli disse:

— Venite.

Si arrestarono tuttedue, tenendosi per mano, innanzi al quadro in cui la contessa Aurora era stata rappresentata quando, già colpita dal dolore, portava nell'anima una ferita insanabile e ne lasciava scorgere le traccie nel pallore del volto e nella mestizia desolata dello sguardo. Tuttedue levarono gli occhi, che si rassomigliavano, verso quegli occhi dipinti, che rassomigliavano ai loro; tuttidue sentirono invadersi da una tenerezza d'affetto più viva, più cara, più calda. A Maurilio nello sguardo mite, triste, nobilmente rassegnato, profondamente pensoso del ritratto, parve scorgere alcun che di quell'inesplicabile, mesta soavità della sua visione: Virginia pensò alla gioia suprema che avrebbe avuta sua madre, se ancora viva avesse visto restituirsi al suo amore quel figliuolo che aveva pianto estinto, e credette vedere nella tela dipinta medesima, rallegrarsi e balenare soavemente quegli occhi color del mare. Il giovane giurò a sè stesso che su quella fanciulla, orfana al par di lui, in cui tante rivivevano delle sembianze materne, avrebbe volto gran parte di quell'affetto che più non poteva consecrare alla persona viva della madre, avrebbe per lei ogni cosa tentato, tutto sacrificato, se occorreva, ogni cosa sofferto per conferire in ogni modo a lui possibile a renderla felice: la donzella da parte sua promise a sè stessa, e ne sentì come il dovere, di compensare ella col suo di sorella quell'amore di madre che questa non aveva potuto mai, non poteva più rivolgere su di lui, di fargli provare quell'affetto dolcissimo di famiglia onde il derelitto era stato sin allora per tutta la vita affatto scevro. Le loro mani, che ancora erano unite, si strinsero, quasi a scambiarsi la mutua interna promessa fatta dal loro cuore, gli occhi s'incontrarono, ed ella porgendo la sua fronte china alle labbra di Maurilio, gli disse:

— Fratello mio, potrò finalmente parlare con alcuno di mia madre, ne parleremo sovente insieme, e ci ameremo com'ella ci avrebbe amati.

Maurilio depose un lieve bacio su quella candida fronte che gli veniva offerta: era un puro bacio di amor fraterno, era un castissimo bacio nell'atto e nel pensiero: ma appena le sue labbra ebbero tocco la pelle finissima di quella fronte leggiadra, uno strano, terribile sobbollimento si fece nelle vene del giovane. La passione d'amore, che egli credeva soffocata nel suo cuore, s'aderse di subito, impetuosa, congiunta con un tumultuoso trasporto di sensi, quale il misero, vissuto purissimo d'ogni voluttà, non aveva provato mai: una fiamma gli passò dinanzi agli occhi, quasi accecandolo, la mente sotto l'impulso del sangue gli si confuse: al suo giovanile ardore, tremendamente infuocatosi ad un tratto, sorrise procace la bellezza divina che aveva dinanzi; una temerità sciagurata s'aggiunse ad un avido desiderio: oh stringere al suo petto quelle mirabili forme, oh baciare con furore quelle labbra coralline! Le sue braccia frementi si piegarono per afferrare, serrare in un amplesso tenace quel corpo leggiadramente elegante. Ma appena sentì il tocco di quelle membra, delle vesti che le cingevano, la ragione si ridestò e riprese in lui il suo impero: volse al ritratto uno sguardo confuso, pentito, pieno di vergogna e supplicante perdono.

— Sono un infame, pensò rattamente fra sè. Oh mi estirperò dal cuore questo scellerato amore, dovessi strapparne insieme la vita.

Si allontanò da Virginia, impallidito di subito, tremante, affannoso il respiro, quasi vacillando.

La fanciulla lo guardò con istupore, e con affettuoso interesse gli domandò: