Maurilio partissi di là perplesso assai, con una nuova cura nell'animo. Era egli amico di molto a Francesco Benda, del quale il generoso animo, le buone qualità, i meriti singolari non gli faceva disconoscere la invida gelosia natagli da poco per la rivalità in amore. Sapeva egli quale onesta e buona famiglia, degna di stima, d'amore e di felicità fosse quella: e conosceva abbastanza delle vicende e delle condizioni di Gian-Luigi per arguire che se da parte dei Benda erasi acconsentito a dargli in isposa la ragazza del loro sangue, era certo per effetto di un inganno in cui il tristo li aveva indotti. Che doveva far egli in presenza di questo avvenimento? Lasciar correre le cose e compire il sacrificio di quella innocente fanciulla e il danno, forse e senza forse, di tutta la famiglia? Glie ne rimordeva la retta coscienza, rampognandolo che avrebbe mancato al dovere di amico e di onest'uomo. Farsi denunciatore del suo compagno d'infanzia? Sentiva in sè qualche cosa eziandio che a ciò ripugnava, come se fosse un tradimento. Si aggirò lungo tempo incerto, travagliato da dubbio tormentosissimo; col sì e col no che nel capo gli tenzonavano. Ora voleva accorrere dai Benda e dir tutto quello che sapeva di Gian-Luigi: ora voleva in ogni modo adoperarsi per avere a tu per tu quest'ultimo e intimargli rinunziasse egli a quel maritaggio, minacciandolo di far conoscere la verità; ora si diceva che quello in fin dei conti non doveva essere il fatto suo, e che il meglio sarebbe stato tacere di tutto, a Gian-Luigi della per sè fatale scoperta circa i due frammenti di lettera da lui posseduti, ai Benda delle cose di colui al quale avevano accordato la mano della fanciulla.
Aveva bisogno d'un consiglio, d'un aiuto, d'una direzione in tanta perplessità, e non sapeva a cui rivolgersi, quando ad un punto in una delle principali strade per la quale andava girelloni, assorto ne' suoi pensieri, senza vedere cosa alcuna nè persona, il fondaco d'un libraio si aprì vivamente, un uomo di età matura, dalle sembianze oneste e schiette ne uscì ratto, e preso per un braccio Maurilio, gli disse con accento di cordialità, d'affetto e insieme di supplicazione:
— La vedo finalmente! La mi avrà da scusare, ma io non la lascio più finchè non m'abbia fatto il favore d'essere venuto nella mia casa, ripresentato alla mia famiglia e aver ricevuto in presenza di questa quelle scuse che ci tengo assaissimo a rinnovarle.
Era il signor Defasi, innanzi alla cui bottega Maurilio era passato senza accorgersi, e il quale però avendo scorto il giovane erasi slanciato sulla strada ad arrestarlo.
Maurilio, così richiamato dalle sue meditazioni alle cose circostanti, guardò il libraio con un'aria smemorata che parve al signor Defasi un'espressione di mala voglia e di rancore.
— Ella me lo ha promesso: riprese con calore il libraio. Si ricorda di quel dì che l'ho incontrata in casa del dottor Quercia? Io le ho domandato il favore d'un abboccamento in cui potessi far ammenda e riparazione del mio grande, del mio grandissimo fallo verso di Lei: ed Ella fu tanto generosa da promettermelo non solo, ma da dirmi che sarebbe venuta Ella medesima a casa mia. Or dunque la prego non mi neghi la grazia di mantenere quella sua promessa. Se la sapesse con che ardore di desiderio l'ho attesa tutti questi giorni passati! come l'attendono con vivezza pari di sentimento, con ansietà d'impazienza i miei figli, tutti i miei, che si sentono in colpa come me verso di Lei, e che ci tengono supremamente a farsene perdonare! Oh! la non sia tanto inesorabile da rifiutarci questa grazia di perdono.
Maurilio avrebbe ceduto ad ogni modo alla richiesta del signor Defasi; non era senza precisa volontà di attenere la promessa ch'egli aveva detto al suo antico principale sarebbesi recato a casa sua appena ritornato dal villaggio; ancor egli ci teneva a ricomparire purgato da ogni accusa e da ogni sospetto in quella casa da cui era stato scacciato come un malfattore; ma a deciderlo più presto ancora concorse il cenno che il libraio fece di passata della circostanza per cui si erano trovati pochi giorni prima in casa di Quercia. Questo nome gli rappresentava appunto tutte quelle perplessità in mezzo a cui s'agitava l'anima sua, riguardo a ciò ch'egli dovesse fare e per sè, e per Gian-Luigi, e pei Benda. Aveva sentito il bisogno d'un onesto consiglio, e nella lontananza di Don Venanzio, dove avrebbe potuto trovare uomo più acconcio di quello che la Provvidenza gli conduceva ora dinanzi, la rettitudine della cui anima traspariva dalla sincerità delle sembianze, del quale egli, per abbastanza lunga consuetudine domestica, conosceva positivamente il cuore generoso, la mente illuminata e la delicata coscienza? Maurilio fece un cenno affermativo del capo senza parlare, ma sorridendo amorevolmente e non senza commozione, e passando innanzi al signor Defasi, entrò nella bottega.
In quel fondaco Maurilio non era entrato più da quel brutto momento in cui ne era stato scacciato come lo udimmo narrare da lui medesimo a Giovanni Selva. Appena entratovi, guardò egli intorno a sè con una curiosità quasi desiosa: parevagli che il trovarsi di nuovo colà potesse far rivivere per lui que' primi tempi di sua dimora in quell'onesta famiglia, che furono i più tranquilli e più felici giorni della sua esistenza, parevagli che tutto avesse da cancellarsi come se non avvenuto quell'avvicendamento di sventure e dolori che aveva dovuto sopportar poi. Che non avrebbe egli dato per tornare davvero a quei momenti colà vissuti allora, i soli di pace che avesse provati mai? Tutto era nel medesimo stato in quel fondaco, tutto al medesimo posto, se non che vi si vedeva di subito un'attività anche maggiore, appariva accresciuta la prosperità dello spaccio.
I figliuoli del signor Defasi, il commesso che già era colà al tempo di Maurilio, ai quali il padre e il principale aveva narrato l'incontro del giovane e le parole fra loro scambiatesi, riconobbero tosto l'antico loro compagno nell'individuo signorilmente vestito cui ora il libraio era corso ad arrestare nella strada e introduceva nella bottega; s'alzarono tutti e gli vennero incontro coll'aspetto raumiliato e pentito di chi ha un grave fallo verso altrui ed è disposto a far di tutto che gli spetti onestamente per farselo perdonare.
Il signor Defasi prese il giovane per mano e presentandolo così agli altri che facevan cerchio, disse con una certa solennità in cui c'era molta commozione eziandio: