— Eccovi qui il signor Maurilio Valpetrosa che noi conoscemmo sotto il nome di Maurilio Nulla; noi abbiamo da riparare verso di lui e da farcene perdonare la maggiore delle colpe che altri possa avere verso un onest'uomo; la peggiore delle offese che gli si possa fare, quella d'una falsa accusa, di una calunnia. Dichiaro io qui in presenza di tutti voi altri che mi ascoltale, e vorrei dichiararlo in presenza di tutto il mondo che, raggirato da ostili relazioni fattemi intorno a lui, ingannato da fallaci apparenze, ho osato sospettare la onestà d'un giovane che in tutto il tempo durante cui rimase presso di me aveva dato prove della maggior rettitudine. La Provvidenza volle molto tempo dopo chiarire il mio sciagurato errore, perchè, facendo poi aggiustare il banco, fu trovata in fondo, scivolatavi non si sa come, quella miserabile somma la cui mancanza dal cassetto aveva originato il dubbio. Io glie ne domando perdono, signor Maurilio, e qui meco glie lo domandano i figli miei: e se il gettarmi in ginocchio innanzi a Lei, e se ogni altra maggior mostra di pentimento e d'umiliazione potesse bastare...
Fece una mossa come se volesse davvero inginocchiarsi; ma il giovane intenerito, l'anima dolcemente sollevata, fu lesto a trattenerlo abbracciandolo; e con ineffabile commozione si lasciò cadere sul seno di lui, mentre due lagrime gli colavano giù per le guancie.
— Grazie, grazie: diss'egli con voce per emozione tremante. La perdono, li perdono tutti; li avevo già perdonati... Avevo io il diritto pure di lamentarmi di questo errore a mio carico? Tutto congiurava contro di me. Io a luogo loro non avrei fatto forse ancora più temerario giudizio e non sarei stato più crudele di quello ch'essi furono per me? Dimentichiamo tutto e perdoniamo.
Si strinsero la mano quanti erano, si abbracciarono con cordiale effusione. Maurilio da quelle mostre d'affetto, da quel puro ambiente d'onestà che lo circondava, sentì l'animo confortato, quasi rallegrato; girò intorno lo sguardo, annasò voluttuosamente quell'odore di stampati in mezzo a cui era vissuto così volonteroso parecchi anni e disse lentamente pronunziando le parole come chi desidera non le sieno leggermente accolte da chi le ascolta:
— E forse avverrà, signor Defasi, ch'io venga fra non molto a domandarle un gran favore; e voglia Ella, come riparazione a quella disgraziata vicenda, essere disposto ad accordarmelo: questo favore sarebbe quello di venire accettato di nuovo qui nella qualità in cui già ci fui un tempo, come se il tempo, aimè poco lieto, che trammezzò non fosse avvenuto.
Il libraio lo guardò con istupore.
— Come! diss'egli; ora ch'Ella ha trovato la sua nobile famiglia...
— A questo riguardo, se la mi consente, devo parlarle ed invocare i suoi consigli. Quando avrà udito la capirà la ragione delle mie parole.
Il signor Defasi, che voleva appunto ripresentare il giovane eziandio alle donne della sua famiglia, si affrettò a condurlo di sopra nella sua domestica dimora. Ci trovarono la madre e la figliuola modestamente ma con graziosa pulitezza vestite, in un modesto salotto da cui però non erano esclusi i comodi della vita, alacremente occupate ai loro donneschi lavori. Maggiore ancora che altrove era in quel salotto l'ambiente di pace, di amorevolezza, di onestà: tutto il pregio della cara vita domestica, le delizie degli affetti famigliari che ha seco per prezioso corteo la donna virtuosa, madre, sposa, figliuola, si trovava colà raccolto, rappresentato in quelle modeste e benigne figure femminili, attempata una, fanciulla l'altra.
Maurilio, ricevuto con molta gentilezza, con quella cara espansività di grazia muliebre a cui nulla può paragonarsi, rammentò in quel punto come vi fosse stato un tempo in cui il signor Defasi, così generosamente affettuoso per lui, non avrebbe fors'anco negato di dargli nella sua una famiglia, di regalargli con quella mite giovanetta la felicità della vita. Pensò quanto diverso, quanto lieto sarebbe stato il suo destino; quanto migliore fors'anco sarebbe diventato egli stesso... Ma ora era troppo tardi! Soffocò un sospiro e ridomandò al signor Defasi quel colloquio che già gli aveva accennato.