A questa squadra ecco che cosa era avvenuto.
Giunti alla bottega del rigattiere e trovatala chiusa, se l'erano fatta aprire ed irrompendo avevano senza perder tempo legato ben bene il Baciccia e la sua famiglia, poi recatisi diviati al nascosto passaggio che comunicava col sotterraneo, vi si erano introdotti, camminando pian piano, con ogni cautela, colle loro lanterne accese.
In Cafarnao erano i soliti inquilini, che non avevano altro soggiorno più sicuro di quello: i due galeotti evasi dal bagno, Stracciaferro e Graffigna. Dormivano ambedue; ma l'ultimo, in qualunque luogo si trovasse, non dormiva che di quel sonno che il volgo suole attribuire alla lepre, la quale non chiude che un occhio e coll'altro sta sempre spiando ciò che le succede dintorno. Graffigna adunque udì fra il sonno e la veglia il rumor lontano e soffocato dei passi guardinghi di più persone suonare per la volta rimbombante del sotterraneo e si drizzò in sussulto a sedere sul suo strammazzo. Era un sogno frequente ch'ei faceva quello di essere perseguitato dai giandarmi, e credette anche questa volta essere stato disturbato da un sogno; ma ora e' si sentiva bene sveglio, e quel rumore non che dileguarsi veniva sempre più accostandosi; balzò dal giaciglio e corse alla porta che usciva su quella specie di vestibolo che precedeva lo stanzone, onde entrava colaggiù un poco d'aria e di luce, vide dal corridoio che veniva alla bottega del Baciccia, unica strada che ora ci fosse oltre quella della casina del medichino, appressarsi uno splendore rossiccio che giudicò prodotto da più lanterne portate a mano, e udì un tintinnare d'armi che al suo orecchio esercitato rivelò di che razza fossero i sopravenienti. D'un salto egli fu presso Stracciaferro a scuoterlo vigorosamente. Suo disegno era correre in tutta fretta su per l'andito che menava alla palazzina di Quercia, il quale aveva visto ancor libero, e di là fuggire, se ancora possibile, alla aperta campagna. Ma quanto era leggiero il sonno di Graffigna, altrettanto era sodo e pesante quello di Stracciaferro onde alle scosse ed agli urtoni che il suo compagno gli dava, quell'omaccione, senza punto destarsi, non faceva che rispondere con un grugnito e con certi atti impazienti e collerici che provavano essere il mal capitato chi venisse a disturbarne il riposo. Vedendo che la cosa premeva oltre ogni dire, Graffigna pensò ricorrere ad un mezzo che ritenne infallibile: punzecchiò forte colla punta del suo pugnale nelle carni dell'addormentato e nello stesso tempo gli gridò nel padiglione dell'orecchia:
— Su, su, Stracciaferro; sono qui gli sbirri ad arrestarci.
L'omaccione mostrò che era sveglio pur finalmente sparando insieme una grossa bestemmia e un tremendo pugno che guai per Graffigna se n'era colto.
— Possa tu venir appiccato, traditore d'un birbone da forca: esclamò Stracciaferro: mi lascierai tu dormire in pace?
— Il tuo augurio sta per essere avverato: di rimando Graffigna, martuffo del boia, mio caro amico, che ti venga un accidente; e sta per avverarsi anche per te, giacchè stiamo per essere presi come due sorci in trappola.... Ti dico che è qui la Polizia.
Questa volta Stracciaferro fu desto del tutto.
— Possibile! esclamò egli levandosi.
— Senti! disse Graffigna.