— Or bene, parlate ora, mia cara...

Non ebbe tempo a finire queste parole che la Maddalena, la quale forzuta era e coraggiosa più che a donna s'addica, gli scaraventava un pugno sul naso con tanta violenza che il povero arciere vedeva a un tratto cento mila fiammelle, e recandosi le mani alla parte offesa non pensava più a trattenere la donna, che non perdeva tempo a darsela a gambe e spariva ratta nell'oscurità di quelle viuzze contorte.

Dove la si recasse vedremo poi, ora torniamo con Barnaba che dalla camera ove giaceva il medichino legato, si calava per la scala segreta nel sotterraneo della cocca.

Quando Barnaba discese in Cafarnao la lotta era finita, il sopraggiungere del Commissario con nuovo rinforzo di poliziotti, aveva dato più animo agli assalitori ed era riuscito a superare ben tosto colla prepotenza del numero la difesa degli assassini. Questi, disarmati e strettamente legati, stavano in quella specie d'atrio circolare dove facevano capo le varie strade coperte, posti in mezzo ad una mezza dozzina de' più robusti e risoluti sgherri, i quali li custodivano tenendo gli occhi fissi su di loro e le mani sui calci delle pistole. Il signor Tofi, penetrato nello stanzone sotterraneo, tutto lieto delle infinite cose che vi scopriva, onde di gran lunga era superata la sua aspettazione, ne faceva una ricognizione sommaria; riserbandosi, a cose più calme, un minuto esame ed un esatto inventario. Intanto aveva già riconosciuto che colà stavano le prove materiali di parecchi reati di cui fino allora non si erano potuti trovare i colpevoli: quelli che in linguaggio criminale si chiamano corpi del delitto. Là era la cassa di ferro portata via al signor Bancone; là il mantello di Francesco Benda, di cui uno squarcio era rimasto in mano all'assassinato Nariccia; là varii e molteplici oggetti caduti nei più audaci furti ed assassinii commessi. Adocchiato finalmente l'uscio che metteva nel gabinetto particolare del medichino, il Commissario lo faceva atterrare, e penetrato in quel recesso, rotte le serrature dei forzieri e della scrivania, giungeva ad impadronirsi pur finalmente di tutti i segreti della tremenda associazione, di tutti i fili di quella permanente congiura di malfattori contro la proprietà e la società.

Barnaba arrivava appunto nel migliore dell'opera di sommario esame e di separazione dei documenti sequestrati.

— Signor Commissario; cominciò egli, per richiamare su di sè l'attenzione del suo superiore.

Il signor Tofi levò il viso vivamente e di sotto la larga tesa del suo cappello che teneva piantato in capo, mandò uno sguardo pieno di soddisfazione e brillante di trionfo verso il suo subordinato che gli stava ritto dinanzi. Parve persino che le sue labbra severe si atteggiassero ad una sembianza di sorriso; cosa che da anni ed anni avevano affatto disimparato.

— Ah siete qui voi!... Spero che non vi sarete mica lasciato scappare il merlotto.

Mai, a memoria di birro, il signor Commissario Tofi non aveva usato parole e tono così scherzosi.

— No, signore, rispose Barnaba, che, sfinito del tutto di forze, si appoggiò alla scrivania per sorreggersi; egli è colassù legato come un salame.