Gian-Luigi lo guardò con inesprimibile disdegno e gli volse le spalle.
— Sono con voi: disse al brigadiere dei carabinieri. Dove avete da condurmi?
Il brigadiere interrogò collo sguardo il Commissario.
— Al palazzo Madama: comandò questi; e poi rivolgendosi al prigioniero, soggiunse: fra un quarto d'ora ci troveremo colà di nuovo faccia a faccia, signore.
Il medichino, le braccia così legate come aveva che le cordicelle gli entravano nella carne intorno ai polsi e gli facevano gonfiare le vene da parere dovessero scoppiare, andò a porsi in mezzo ai carabinieri che lo dovevano accompagnare e disse loro semplicemente:
— Andiamo pure, signori.
Le gambe, per la stretta legatura che avevano sofferto sino a quel momento, gli dolevano così che sembravagli da principio non poter mutare pure un passo; ma la sua fisionomia non rivelò nemmeno con una smorfia il tormento ch'egli soffriva: impose al suo corpo d'obbedire alla volontà, alla sua mente di non sentire il dolore, e con passo franco si partì scortato dai carabinieri.
Il Commissario e Barnaba si avviarono da parte loro verso il Palazzo Madama: e la debolezza del secondo rese necessaria una carrozza. Tofi fece passare quest'essa nella strada ove abitava il generale Barranchi e fermarsi alla porta del palazzo. Per fortuna il capo supremo della Polizia era appunto in casa e, fatto introdurre senza ritardo il Commissario, ne apprendeva tosto le importanti novelle delle catture e della scoperta avvenuta quella sera.
Il bravo sor Generale lodava con moderazione e sussiego il buon successo del Commissario, e poi tosto soggiungeva:
— Spero che quelle tali lettere di cui vi ho parlato saranno già in poter vostro.