— No, Eccellenza, non ancora: rispose Tofi, e disse come nei luoghi da esso perquisiti non le si fossero rinvenute.
Barranchi corrugò la sua piccola fronte superba.
— Diavolo! Codesto ve lo avevo tanto raccomandato!
— La non dubiti, s'affrettò a soggiungere il Commissario: le si saranno trovate alla casa di quel mariuolo od in qualcuna di quelle altre camere mobiliate ch'e' teneva a pigione.
— Va bene: e ricordatevi che appena le abbiate me le recate voi stesso.
— Sì signore.
Tofi discese, tornò nella carrozza dove Barnaba era stato aspettandolo, e fu dopo pochi minuti nel suo bugigattolo al Palazzo Madama. Gli agenti che avevano fatto la perquisizione al domicilio del medichino e nei varii suoi altri ricoveri, traendone in arresto i servi e taluni di coloro che gli affittavano le camere, già stavano colà per fare la relazione del loro operato. Il Commissario li interrogò sollecitamente e se ne fece rimettere le carte che avevan preso: ve n'era di molte, ed alcune abbastanza importanti, ma quelle benedette lettere tanto cercate non v'erano. Tofi fu preso dalla stizza: mandò via con mal garbo tutti que' suoi subordinati, e rimase solo con Barnaba, il quale in questo affare era naturalmente elevato al grado di suo confidente e consigliere.
— Che quello scellerato le abbia distrutte? disse il Commissario: non posso crederlo. Mi vien voglia d'interrogarlo e cercare di strappargliene la verità.
Barnaba fece un moto che indicava come alla riuscita di questo tentativo credesse poco, ma disse che era forse spediente interrogare l'arrestato in quel primo sbalordimento che certo gli aveva prodotto il suo arresto.
Tofi diede ordine il medichino gli fosse condotto dinanzi.